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martedì 11 novembre 2025

Genocidio dei Greci del Ponto e dell’Asia Minore (1914–1923)


Genocidio dei Greci del Ponto e dell’Asia Minore (1914–1923)

Contemporaneamente al genocidio armeno (di cui parlerò in futuro), l’Impero Ottomano attuò una campagna di persecuzione contro le popolazioni greche, in particolare quelle del Ponto, sulle coste del Mar Nero. Tra il 1914 e il 1923, circa 350.000 greci furono uccisi attraverso massacri, deportazioni forzate e marce della morte. Molti uomini furono arruolati nei battaglioni di lavoro (amele taburu) e costretti a lavori estenuanti fino alla morte.  

Le donne e i bambini furono deportati verso l'interno dell'Anatolia, dove molti morirono per stenti.  

Un evento particolarmente tragico fu l'incendio di Smirne nel settembre 1922, durante il quale le truppe turche incendiarono i quartieri greci e armeni della città, causando la morte di circa 30.000 persone e la fuga di centinaia di migliaia di cristiani. Molti studiosi lo considerano a tutti gli effetti un genocidio. 

I Greci avevano una presenza millenaria in queste regioni. Sebbene facessero parte dell'Impero Ottomano, avevano mantenuto una forte identità etnica, culturale e religiosa (cristiano-ortodossa).

Con il declino dell'Impero Ottomano e l'ascesa del movimento dei Giovani Turchi all'inizio del XX secolo, si diffuse un'ideologia nazionalista che mirava alla creazione di uno stato etnicamente omogeneo.

Si svilupparono politiche volte alla “turkificazione” della popolazione e a considerare le minoranze cristiane come potenziali elementi destabilizzanti. 

 Le minoranze cristiane (Greci, Armeni, Assiri) furono viste come potenziali nemici interni e come ostacolo a questo progetto.

Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale e le vicende successive (guerra greco-turca 1919-1922, trattato di Losanna 1923) il quadro si fece drammatico: gli eventi bellici, le deportazioni, le marce della morte, le esecuzioni si intensificarono. 

Le comunità greche furono costrette con la forza a lasciare le loro abitazioni, trasferite nell’interno dell’Anatolia in condizioni drammatiche. 

Uomini greci (e in generale cristiani) furono arruolati forzatamente in battaglioni di lavoro dove molti morirono per fame, malattia, condizioni proibitive. 

Ci furono massacri, esecuzioni mirate, eliminazione dell’élite locale: per esempio, i processi di Amasya trials (agosto–settembre 1921) durante i quali diversi leader della comunità greca del Ponto furono giustiziati. 

Fu messo in atto un vero e proprio sterminio culturale, distruzione di chiese, esproprio di proprietà. Oltre alla perdita di vite umane, vi fu l’eliminazione della presenza greca come comunità organizzata e visibile sul territorio, con la distruzione di elementi identitari. 

La popolazione civile, comprese donne, bambini e anziani, veniva costretta a lasciare le proprie case e a marciare verso l'interno dell'Anatolia. Queste deportazioni avvenivano spesso in pieno inverno, senza cibo né assistenza, causando un altissimo tasso di mortalità.

L’eradicazione della comunità pontica si compì in due fasi: una prima da parte dei Giovani Turchi, una seconda durante gli anni 1919-1922 da parte del regime di Mustafa Kemal Atatürk. Non esiste consenso univoco sulle cifre. Le stime sul numero di vittime greche (del Ponto e dell'intera Asia Minore) variano a seconda delle fonti, ma si attestano in un intervallo compreso tra circa 350.000 e oltre 750.000 persone.

La tragedia si concluse formalmente con il Trattato di Losanna (1923), che sancì lo "scambio di popolazioni" tra Grecia e Turchia. Circa 1,2 milioni di Greci ortodossi dell'Asia Minore furono costretti a lasciare la loro terra ancestrale per la Grecia, mentre circa 350.000 Musulmani dovettero lasciare la Grecia per la Turchia. Questo atto rimosse la quasi totalità della presenza greca dall'Anatolia.

Molti storici e l'International Association of Genocide Scholars (IAGS) hanno riconosciuto la campagna del 1914-1923 contro i Greci come un genocidio. Tuttavia, come per il genocidio armeno, la Turchia rigetta ufficialmente il termine di "genocidio" per gli eventi dell'epoca.

«È trascorso un secolo, ha affermato pochi anni fa il saggista Theofanis Malkidis, senza alcun cambiamento nella politica di negazione della Turchia, sebbene il numero di coloro che confermano la verità storica sia aumentato significativamente negli ultimi anni. Un tale atteggiamento da parte della Turchia rende impossibile ascoltare apertamente opinioni che vengono criticate o represse in tutti i modi possibili.»

La storiografia è complessa, come accade spesso in questi casi, si veda per esempio l'attuale questione di Gaza: vi sono dibattiti sull’intento genocidario, sulle fonti, sulla distinzione fra “genocidio” e “pulizia etnica” o “deportazione di massa”. 

Il genocidio dei greci dell’Anatolia e del Ponto è riconosciuto da alcune organizzazioni internazionali del genocidio, ad esempio la International Association of Genocide Scholars ha adottato una risoluzione nel 2007 che include greci e assiri nei crimini dell’Impero Ottomano. A livello politico, vari parlamenti o enti statali lo hanno riconosciuto (non ancora tutte le nazioni). In Grecia il 19 maggio e il 14 settembre sono giornate di memoria per i greci del Ponto e dell’Asia Minore. 

Questo episodio rappresenta un esempio estremo di come la guerra, la costruzione dello stato-nazione e la presenza di minoranze etniche e religiose possano intrecciarsi nelle politiche di distruzione di intere comunità.

Il ruolo del conflitto greco-turco, del nazionalismo turco, e dell’eredità dell’Impero Ottomano è centrale per capire come si giunse al punto di un’espulsione di massa e di un genocidio.

Per la memoria delle comunità greche dell’Asia Minore e del Ponto, questo evento è fondamentale: la perdita di una presenza storica di migliaia d’anni, la diaspora, gli effetti generazionali. Dal punto di vista accademico, il dibattito è ancora aperto: come definire con precisione questi eventi, quali documenti restano da esplorare, come si collocano rispetto ad altri genocidi del periodo (come quello degli armeni).

La persecuzione e l’annientamento — in misura e modalità differenti — delle comunità greche dell’Anatolia (e in particolare del Ponto) tra il 1914 e il 1923 rappresentano un capitolo cruciale della storia del Novecento: non solo per la Grecia e per la Turchia, ma per l’Europa e il mondo, in termini di diritti umani, memoria, minoranze e loro rapporto con la costruzione di entità statali.

[Immagine tratta dal sito dell’ “Armenian Genocide Museum”]

Ecco, alcune fonti online:

https://www.greek-genocide.net/

https://utppublishing.com/doi/10.3138/gsi.9.1.06

https://hellenicresearchcenter.org/wp-content/uploads/2016/04/Final-PP-2.pdf

https://en.wikipedia.org/wiki/Pontic_Greek_genocide

https://genocide-museum.am/eng/19.05.2019GreekGenocide100.php

https://genocide-museum.am/eng/19_May_20.php

https://www.researchgate.net/publication/346038073_The_case_of_the_Greek_Genocide_A_historiographic_overview_of_the_modern_academic_debate

https://www.mfa.gr/usa/en/consulate-general-in-new-york/news/deltiou-tupou-2.html

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