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Nel 2007, per iniziativa di Vincino – uno dei protagonisti principali e direttore della rivista da edicola “Il Male” – uscรฌ un volume unico contenente una selezione di materiali pubblicati tra il 1978 e il 1982: “i cinque anni che cambiarono la satira”. Io direi, piรน precisamente, che la sconvolsero. La raccolta, assolutamente da collezione, fu pubblicata da Rizzoli. In quel periodo “Il Male” ha fatto parte anche della mia vita: mi recavo in edicola ed era ogni volta una goduria scoprire cosa si erano inventati sti matti.
Sfogliando questo volume – riproposto quando non era ancora esploso a livello mediatico, il revival del moralismo tradizionalista da un lato, nรฉ si era ancora imposto il politically correct in versione woke dall’altro – ci si rende immediatamente conto che oggi un tipo di satira cosรฌ “cattiva”, “immorale”, irriverente, dissacrante e di potente trasgressione sessuale sarebbe semplicemente impossibile. Non esisteva internet, ed era un fenomeno che prescindeva dall’operazione di nicchia: ogni copia passava di mano in mano e la pubblicazione divenne in fretta un fenomeno mediatico di massa.
Puรฒ sembrare nostalgia, ma non lo รจ, provo sensazioni di sincero coinvolgimento emotivo per ciรฒ che ho vissuto in quel periodo, non un sentimento nostalgico. La mia formazione culturale si basa da sempre sulla libertร di espressione, sono cresciuto all'insegna del libertarismo, e ovviamente anche su quel modo di intendere la satira, che non era solo politica, ma che riusciva a comprendere una parte sostanziosa dell’intera esistenza: di conseguenza resto ogni volta sbigottito davanti alle forme odierne di moralismo bacchettone, di destra come di sinistra, e “nรฉ di destra nรฉ di sinistra”.
ร con questo spirito che cerco di dare testimonianza di quelle vicende. I miei ricordi sono di segno opposto rispetto a quelli di chi rimpiange i “bei tempi andati”: un passato favoleggiato, spesso completamente immaginato, caratterizzato da un conservatorismo da burletta, o comunque filtrato da ricostruzioni che ne deformano il senso. Quel mondo idealizzato viene spesso rappresentato oggi attraverso una narrazione e delle immagini ricorrenti stereotipate fino al ridicolo. La realtร era in veritร assai piรน complessa e contraddittoria di quella infantile rappresentazione. Di questa realtร faceva parte anche “Il Male”, tutt’altro che riducibile a qualcosa di convenzionale.
Molti degli scritti e delle immagini satiriche contenute nel volume non potrebbero oggi essere condivisi sui social. Verrebbero censurati per scorrettezza politica, ma i primi a scandalizzarsi sarebbero proprio i nostalgici e conservatori del mito dei “bei tempi andati”. Non conta che la rivista fosse collocata nell’area dell’estrema sinistra; conta piuttosto che, nell’immaginario collettivo dell’epoca, quelle dissacrazioni fossero ancora compatibili – pur tra numerose denunce e sequestri – con una certa scandalosa idea di libertร di pensiero, tollerata dal senso comune, e promossa proprio dagli antisistema di allora.
Una parte dei contenuti, visti oggi, possono risultare alquanto ingenui e assai discutibili, ma vanno rapportati al contesto storico. Ciรฒ che รจ assolutamente apprezzabile รจ l'iconoclastia e l’irriverenza della vena satirica, della provocazione, cosa che nella contemporaneitร si รจ quasi del tutto dissolta a favore di narrazioni precostituite e di parte. “Il Male” oggi non potrebbe essere neanche immaginato, perchรฉ gli mancherebbe il riconoscimento di un ruolo in un mondo costruito attorno a degli schemi semplificati.
“Il Male” irrompeva sulla scena con un potenziale deflagrante da laboratorio di sovversione linguistica. La sua linea editoriale era radicalmente libera: gli autori godevano di piena autonomia e i bersagli non erano mai unidirezionali. Nel mirino finivano indifferentemente destra e sinistra, Cristianesimo e Islam come istituzioni terrene, cosรฌ come ogni forma di potere, autoritร e credenza. Tra i bersagli c’erano, non a caso, il Papa e gli Ayatollah. Ma lo sguardo ovviamente era concentrato soprattutto sulla politica del Belpaese e sul Vaticano, pur restando uno sguardo satirico che coinvolgeva il mondo intero.
Dal confronto e dallo scontro spesso aspro che si svolgeva in redazione, veniva perรฒ fuori una sintonia collettiva, uno spirito assolutamente collaborativo, come ricorda Vincino nella memoria scritta contenuta nel volume. Il testo fa da contrappunto alle tante immagini, proiettando il lettore a quei tempi e rendendo un'idea concreta e tangibile di quell'esperienza.
L’uscita de “Il Male” coronรฒ un periodo di cambiamenti radicali nei costumi, nella societร e nella cultura: fu il periodo del referendum sul divorzio e sull’aborto, dell’esperienza del movimento giovanile del ‘77 che metteva in discussione la morale corrente, l’apice del movimento femminista, l’affacciarsi sulla scena delle associazioni contro la discriminazione degli omosessuali. Fu il periodo della rivoluzione sessuale e di un grande fermento intellettuale.
Quella sulla religione, in maniera particolare sul cattolicesimo, era quasi un'ossessione, un limite che riconosce pure Vincino, ma all'epoca era servito come linguaggio di rottura, la blasfemia era uno strumento di liberazione, che andava di pari passo coi tempi che cambiavano, che misurava il livello di tolleranza della societร . In futuro, tutti gli autori avrebbero riconosciuto l'importanza della dimensione religiosa. A quei tempi, invece, era un'azione irriverente allo stato puro, atta a mettere alla prova il moralismo borghese, e non una critica al sacro.
Il gruppo fondatore – tra gli altri Pino Zac, Vincino, Angese, Andrea Pazienza, Vincenzo Sparagna – era composto da figure giร mature e da giovani talenti della controcultura grafica e fumettistica. Ciรฒ permise alla rivista di fondere impegno politico e anarchia creativa, senza mai cadere nรฉ nel moralismo nรฉ nella reverenza ideologica. In un periodo in cui la satira rischiava di diventare didascalica, ripetitiva e noiosa (un po’ come quella odierna), “Il Male" inventava un nuovo linguaggio.
Tra il 1978 e il 1982, la rivista portรฒ alla perfezione la pratica del falso in prima pagina: veri e propri “giornali fasulli”, imitazioni perfette di Corriere della Sera, La Repubblica, L’Unitร , Il Giorno, Il Messaggero, Il Giornale… Nella storia del giornalismo italiano, non era mai accaduto che la satira si appropriasse del formato del quotidiano per trasformarlo in un oggetto di sovversione e di satira senza freni. Memorabili furono quelle false prime pagine che annunciarono l’arresto di Ugo Tognazzi (che si prestรฒ volentieri alla burla), come capo delle BR. Oppure quelle che titolavano: “Lo Stato si รจ estinto” e “Annullati i mondiali”.
Memorabile fu anche la prima pagina del numero della rivista che riproduceva un falso di una copertina dei Gialli Mondadori sulla morte di Papa Luciani, di un fantomatico Ben Hudley Choice, intitolato “Chi ha ucciso il papa?” da “Il mistero della tisana editrice”, e memorabili infine le "impertinenti" numerose copertine, vignette e i molti scritti satirici riservati a Wojtyla, ma anche ad Andreotti, Moro, Craxi e Berlinguer. Le burle e le iniziative goliardiche non mancavano mai, anche mediante veri e propri happening, in cui i redattori si mascheravano, interpretando delle parti, andando oltre la forma del giornale stampato.
Il falso non era un semplice gioco di rappresentazione: era una riflessione sul ruolo della stampa, sulla vulnerabilitร dell’opinione pubblica, sul potere delle parole. La rivista utilizzava la forma del quotidiano per mostrare che la veritร e il linguaggio dei media e quello istituzionale non sono neutri. In anticipo sui tempi, la rivista mise a nudo la fragilitร dell’informazione molto prima che si parlasse di fake news: la sua, perรฒ, non era menzogna strumentale, ma falsitร rivelatrice, pensata per denunciare la falsitร strutturale del discorso politico e della comunicazione.
I falsi del “Male” spesso hanno avuto il potere di anticipare i fatti che in futuro si sarebbero davvero verificati. Ci furono anche falsi di testate straniere con l’obiettivo di distribuirli nei paesi di origine. Addirittura, un falso della Pravda e del polacco Trybuna Ludu, con contatti con gli ambienti delle rispettive dissidenze, a dimostrazione dello spirito libertario che animava la redazione, fermamente contrario al comunismo burocratico e dittatoriale. E un falso del Times che perรฒ fu sequestrato prima di entrare in circolazione.
“Il Male” sviluppรฒ una visione politica molto riconoscibile: anarchica, antiautoritaria, antistituzionale, profondamente anticlericale, spesso sferzante nei confronti della sinistra parlamentare. Il bersaglio, perรฒ, non era soltanto il potere costituito, ma anche le illusioni della sinistra rivoluzionaria, le retoriche del compromesso storico, i dogmi dei partiti. Era una satira che rifiutava di essere organica a qualunque schieramento, persino a quello da cui la maggior parte dei suoi redattori proveniva culturalmente.
Per questo suscitรฒ tanto disagio anche “a sinistra”: la rivista colpiva Moro e Andreotti, ma anche Berlinguer; smascherava il trasformismo della DC, ma non risparmiava la rigiditร morale del PCI e attaccava duramente le BR; ironizzava sui terroristi e sui loro nemici; si scagliava contemporaneamente contro gli USA, l’Unione Sovietica e la Cina maoista; rifiutandosi di partecipare a un discorso pubblico moralisticamente polarizzato in cui tutto รจ ridotto a slogan ideologico.
Riuscirono a coinvolgere persino Leonardo Sciascia, che collaborรฒ con il falso sul “Giornale di Sicilia”, falsificando se stesso. Collaborรฒ con loro anche una grande firma del giornalismo come Sergio Saviane. Tra i sostenitori piรน illustri annoverรฒ addirittura un divertito Sandro Pertini.
L’esperienza de “Il Male" coincise perรฒ anche con la fase piรน tesa della storia repubblicana: l’anno del rapimento Moro, la scoperta della P2, le stragi rimaste impunite, la crescita della criminalitร organizzata, la crisi economica. In questo clima, anche la satira diventava un atto politico rilevante. Il suo linguaggio, volutamente “sporco”, era incomprensibile a chi cercava un ordine rassicurante nella comunicazione. Oggi sarebbe inconcepibile.
All’inizio degli anni Ottanta, con il riflusso, l’ascesa di nuovi linguaggi televisivi accattivanti ed edulcorati, la spinta espressiva de “Il Male" perse parte della sua forza anticipatrice. La rivista continuรฒ fino al 1982, la sua stagione cosรฌ esplosiva — quella capace di influenzare immaginari e di creare scandali culturali — si esaurรฌ quando l’Italia entrรฒ nel decennio del disimpegno. Il contesto storico era mutato.
“Il Male” rappresentรฒ un momento in cui la satira non era ancora addomesticata, non era parte del mercato culturale, non era confinata nella logica del prodotto editoriale, non era polarizzata. Era controcultura, era pura e semplice provocazione, era una sfida al modo stesso di intendere la notizia. Ma attenzione, la mia รจ tutt’altro che un'apologia di quell'esperienza, che aveva diversi limiti che non ho nessuna difficoltร a riconoscere. Ma la mia intenzione รจ tesa alla valorizzazione di un metodo: quello di fare critica a tutto campo, anche a se stessi, senza porsi alcun vincolo.

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