8 GIUGNO 1949. ESCE “1984” DI GEORGE ORWELL
“1984”, il capolavoro di George Orwell, al secolo Eric Arthur Blair, fu pubblicato per la prima volta l'8 giugno 1949, e non nel 1948, come comunemente si crede. Tuttavia, molto probabilmente, fu terminato entro dicembre, quindi la motivazione dell’inversione delle ultime due cifre dell’anno, nel titolo, avrebbe comunque senso. Orwell scrisse il libro in condizioni di salute disperate, lottando contro il tempo. Nel 1946, desideroso di fuggire dalle distrazioni di Londra, lo scrittore si trasferì sull'isola di Jura, nelle isole scozzesi Ebridi, e precisamente nella tenuta di Barnhill. Con lui c'era anche il figlio adottivo Richard. Sua sorella Avril lo raggiunse successivamente per aiutarlo nella gestione pratica della vita quotidiana.
La scrittrice e poetessa Eileen O'Shaughnessy, moglie di Orwell, con la quale aveva partecipato alla guerra civile in Spagna, era invece morta il 29 marzo 1945 durante un'operazione chirurgica di routine - un'isterectomia - sotto anestesia, a soli trentanove anni. Fu un colpo durissimo per Orwell, che era assente al momento della morte e che la perse in modo del tutto inaspettato. Probabilmente ciò influì anche sul tono del romanzo e sulla decisione di lasciare Londra.
Lì il clima era rigido e umido, lo scenario ideale per dare vita alla grigia e opprimente atmosfera di Oceania. Orwell era già gravemente malato di tubercolosi. Scriveva a letto, fumando sigarette pesanti e battendo a macchina personalmente il manoscritto tra frequenti attacchi di tosse e febbre alta. Nel 1948 il libro era sostanzialmente finito, ma il manoscritto era un disastro di correzioni, cancellature e appunti a margine.
Lo scrittore era troppo debole per viaggiare. Nonostante i medici gli avessero ordinato il riposo assoluto, passò settimane intere prostrato a letto a digitare l'intero testo sulla sua macchina da scrivere per renderlo leggibile all'editore. Questo sforzo fisico, condotto allo stremo delle sue forze, gli distrusse definitivamente i polmoni. La salute era ormai compromessa in modo irreversibile.
Il titolo originale pensato da Orwell era “The Last Man in Europe” ("L'ultimo uomo in Europa"), incentrato sulla profonda solitudine del protagonista Winston Smith. C’è chi dice che fu il suo editore, Frederic Warburg, a suggerirgli che un titolo contenente una data futura avrebbe fatto più sensazione, sarebbe stato più commerciale e d'impatto. Orwell avrebbe optato allora per “Nineteen Eighty-Four".
Il problema è che attorno a Orwell si è accumulata una quantità considerevole di aneddotica e di leggende non del tutto verificabili, spesso ripetute di fonte in fonte senza risalire ai documenti primari. La storia dell'inversione delle cifre di 1948 rientra in questa categoria: è elegante, suggestiva, coerente con i fatti noti, ma non è attestata da una dichiarazione esplicita di Orwell. È possibile che Orwell volesse semplicemente trovare una data futura abbastanza vicina da sembrare plausibile e abbastanza lontana da funzionare come proiezione distopica.
Il romanzo è collegato idealmente a una tradizione letteraria precisa. La fonte più importante è “Noi” di Evgenij Zamjatin del 1924, che Orwell aveva recensito nel 1946 sul “Tribune” e che gli fornì l'intelaiatura narrativa di base per “1984”: lo stato totalitario, il numeri al posto dei nomi, la figura del leader supremo, la rivolta destinata al fallimento. Più sullo sfondo stanno “Il tallone di ferro” di Jack London (1908) e “Il mondo nuovo” di Huxley (1932), rispetto al quale “1984” rappresenta però una visione radicalmente diversa: Huxley immagina il controllo attraverso il piacere e il dolce condizionamento; Orwell attraverso il dolore, l’esplicita e severa coercizione e la sistematica distruzione del linguaggio.
Nella sua recensione, Orwell, a tal proposito, fece un'osservazione molto diretta riguardo al “Mondo nuovo”, in qualche modo provocatoria: scrisse che Huxley aveva preso diverse idee direttamente da Zamjatin. Le somiglianze a cui Orwell faceva riferimento erano effettivamente notevoli, troppo precise per essere casuali: la società futura razionalizzata e ultra-tecnologica, la soppressione dell'individualità, il controllo statale della sessualità, il protagonista che si ribella attraverso una relazione amorosa. Su questo l'analisi comparativa era solida. Orwell, a sua volta, però, non poteva non essere stato anche lui influenzato da “Noi”, ciò è evidente nella struttura stessa di “1984”, soprattutto nella dura critica al regime sovietico. Anche se il russo e l’inglese avevano motivi diversi per farlo.
Huxley, dal canto suo, negò sempre di aver mai letto Zamjatin prima di scrivere il suo libro. Tuttavia, c’è chi sostiene che avrebbe potuto conoscere il romanzo dello scrittore russo attraverso recensioni o conversazioni nell'ambiente letterario europeo degli anni Venti, senza necessariamente averlo letto per intero. La negazione di Huxley è storicamente attestata, ma non è sufficiente ovviamente a chiudere la polemica in maniera definitiva.
“1984” ottenne un successo clamoroso e immediato sia di critica che di pubblico. Orwell, tuttavia, non fece in tempo a godersi il trionfo del suo capolavoro: morì in un ospedale di Londra il 21 gennaio 1950, a soli 46 anni, appena sette mesi dopo la sua pubblicazione.

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