Trenta romanzi del Novecento
Sul Novecento è stato scritto di tutto e di più.
È stato il secolo, alla fine di un millennio, in cui la Storia è stata sconvolta da ben due guerre mondiali, con decine di milioni di morti. Il secolo delle rivoluzioni socialiste, dei totalitarismi, dei lager, dei gulag, dell'orrore dello sterminio degli ebrei, ma anche del genocidio degli armeni, del quale si tace da più parti per opportunismo politico.
È stato il secolo della Guerra Civile in Spagna, delle Guerre coloniali, di Hiroshima e Nagasaki, dell'imperialismo americano e di quello sovietico, del bipolarismo e dell'incubo nucleare, della guerre in Corea e in Vietnam e dell'inasprirsi del conflitto Israelo-Palestinese; del Trentennio Glorioso, dell'allargamento delle democrazie costituzionali e del'68. Ma anche della caduta del muro, del crollo dell'Unione sovietica e dell'unipolarismo; della Prima guerra del Golfo e di quella nella ex Jugoslavia.
Il secolo di quella cosa nefanda che porta il nome di Unione Europea.
Ma non è stato il secolo della fine della Storia, come qualcuno credeva e auspicava.
Un secolo pieno anche di tanta narrativa di qualità e forse ancor più di saggistica di qualità.
Eccomi, quindi, di nuovo alla compilazione di una lista. Questa volta cedo alla letteratura. Sono trenta romanzi del Novecento. Non sono quelli che considero i migliori e non è una classifica, in questo campo non ne faccio. La lista è in ordine cronologico.
Sono i romanzi che più di altri hanno condizionato la mia esistenza e la mia formazione culturale, con alcune eccezioni. Infatti, mi sono dato una regola, una di quelle regole artificiose valide solo per noi stessi: non più di un libro per autore.
Questo mi ha messo di fronte ad alcune difficili scelte, per esempio, relativamente a Orwell, di cui preferisco "Omaggio alla Catalogna", rispetto a "1984", però la lista doveva avere anche una suo omogeneità. Stessa considerazione per Dick e Ballard. E riguardo a Sciascia, del quale almeno tre romanzi per me hanno lo stesso valore. Ho scelto "Todo Modo" per la grande suggestione politica e mistica.
Ho dovuto escludere a malincuore Tommaso Landolfi, perché la sua migliore produzione letteraria è nei racconti. Nessuno dei brevi romanzi possiede le caratteristiche sulle quali mi sono basato, stessa cosa dicasi su un piano leggermente inferiore per Italo Calvino.
Ho escluso a malincuore anche Jorge Luis Borges, per lo stesso motivo di Landolfi.
È probabile che compilerò una lista specifica solo per le raccolte di racconti.
Sono stato costretto a inserire Huxley ed Eco, di cui poi col tempo, ho maturato una diversa considerazione, anche dal punto di vista letterario. Tuttavia, sarebbe stato ipocrita da parte mia escluderli, considerato sempre il criterio di selezione, e cioè il grande valore formativo che per me hanno avuto.
Una precisazione circa le due opere di memorialistica inserite: "Memorie di un rivoluzionario" di Victor Serge e "Se questo è un uomo" di Primo Levi. Si potrebbe obiettare che sarebbe più corretto considerarli saggi autobiografici. Ma per come sono scritti, ritengo che essi siano a tutti gli effetti anche delle grandi opere di narrativa, e quindi, ho voluto inserirli nella lista.
Sono disponibile a domande e chiarimenti.
"Il fu Mattia Pascal" (1903), Luigi Pirandello
"I Beati Paoli" (1909), Luigi Natoli
"Il processo" (1915/1925), Franz Kafka
"La montagna incantata" (1924), Thomas Mann
"Il lupo della steppa" (1927), Hermann Hesse
"Viaggio al termine della notte" (1932), Louis Ferdinand Celine
"Il mondo nuovo" (1932), Aldous Huxley
"La maschera di Innsmouth" (1936), H. P. Lovecraft
"Furore" (1939), John Steinbeck
"Dieci piccoli indiani" (1939), Agatha Christie
"Il deserto dei Tartari" (1940), Dino Buzzati
"Il maestro e Margherita" (1940/1966), Michail Bulgakov
"Memorie di un rivoluzionario" (1901-1941/1951), Victor Serge
"Se questo è un uomo" (1947), Primo Levi
"1984" (1948), George Orwell
"Fahrenheit 451" (1953), Ray Bradbury
"Io sono leggenda" (1954), Richard Matheson
"Il signore degli Anelli" (1954), J. R. R. Tolkien
"Ragazzi di vita" (1955), Pier Paolo Pasolini
"Lolita" (1955), Vladimir Nabokov
"Solaris" (1961), Stanislaw Lem
"La svastica sul sole" (o "L'uomo nell'alto castello") (1962), Philip K. Dick
"La storia" (1974), Elsa Morante
"Todo modo" (1974), Leonardo Sciascia
"Il condominio" (1975), J. G. Ballard
"Il nome della rosa" (1980), Umberto Eco
"L'insostenibile leggerezza dell'essere" (1984), Milan Kundera
"Cecità" (1995), José Saramago
"American Tabloid" (1995), James Ellroy
"Cherudek" (1997), Valerio Evangelisti
[Nell'immagine: "Elasticità" (1912), Umberto Boccioni]
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