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venerdì 1 marzo 2024

Nguyễn Phan Quế Mai, “Dove vola la polvere” (2023)


 

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Nguyễn Phan Quế Mai, “Dove vola la polvere” (2023)


«Intorno a lui, molti vietnamiti attendevano il proprio turno seduti o in fila per parlare con uno dei funzionari dietro il vetro degli sportelli. Certi gli lanciavano occhiate incuriosite, e Phong si sentiva bruciare sotto il fuoco dei loro sguardi. «Mezzo sangue», immaginava mormorassero. Era una vita che lo chiamavano «meno della polvere», «figlio della polvere», «bastardo», «nero americano imperialista», «figlio del nemico». Etichette che da giovane gli erano state scaraventate addosso con una tale ferocia da imprimersi a fondo nell’anima, lasciando un segno indelebile.»


«Il bar cominciava a riempirsi. Ogni volta che entrava un uomo, un nugolo di ragazze gli correva incontro e lo circondava. L’uomo poi ne sceglieva solo una e tutte le altre tornavano ai loro tavoli. Tina era circondata da diversi uomini che la guardavano come se volessero mangiarsela viva.»


«Tornata a casa, si mise a sedere, guardandosi la pancia. Capì che il suo coinvolgimento con Dan, esattamente come quello dell’America in Việt Nam, era stato un errore. Entrambi avevano causato danni irreparabili e a chi restava, adesso, toccava sistemare tutto.»


«Era vero che erano state commesse tante atrocità durante la guerra, ma non solo dagli americani. E, a ogni modo, quale utilità poteva avere insegnare l’odio a dei ragazzini, continuare a glorificare la vittoria senza voler riconoscere la perdita in vite umane che entrambe le parti avevano subito?»


Nguyễn Phan Quế Mai è una giornalista e scrittrice vietnamita, cresciuta alla fine degli anni settanta e negli anni ottanta nel Sud del paese. “Dove vola la polvere” è il suo secondo romanzo, dopo il bestseller internazionale “Quando le montagne cantano”. E come il primo, è romanzo storico e saga familiare insieme. Al centro del romanzo è posto il dramma degli amerasiatici.

La storia che racconta ha personaggi completamente inventati, ma è ispirata a vicende vere, dato che ha lavorato per diversi anni a sostegno e in aiuto di queste persone, seguendo le loro storie personali con grande partecipazione emotiva, e conducendo sull’argomento anche un progetto di ricerca per il dottorato.


L’autrice vietnamita costruisce tre storie diverse, ma parallele, che si alternano sulle pagine del libro. Tre protagonisti che guardano la loro esperienza con occhi e prospettive differenti, con le quali dare un senso al passato di questo martoriato paese, in cui l’ombra della guerra allarga ancora oggi le sue nere ali. 

Oltre ad alternare le vicende, Nguyễn viaggia avanti e indietro attraverso piani temporali diversi.

Storie parallele che però hanno tutto l'aspetto di destini incrociati.


Phong, abbandonato da neonato nel 1972, dentro un cesto, deve affrontare un duro destino, è uno delle decine di migliaia di amerasiatici, “figli della colpa”, nati da relazioni tra soldati americani e donne asiatiche, nel suo caso è ancora peggio: un amerovietnamita con la pelle nera, da sempre vittima di pregiudizi, insulti, violenze e razzismo da parte dei suoi connazionali, tra cui, quando era giovane, anche i vietcong. Fa parte di un’umanità ignorata e dimenticata, separata dai padri dalla logica della guerra, e spesso abbandonati anche dalle madri.


La scrittrice fa compiere a Phong un viaggio nella memoria. Lo ritroviamo con suor Nhã, la suora cattolica che lo aveva accolto nell’orfanotrofio, e gli aveva fatto da amorevole madre fino alla sua morte, quando lui aveva appena dodici anni. La sua odissea segue poi nel campo di rieducazione comunista, nel vagabondare da straccione nelle strade di Saigon, nell’illusione di un’ingannevole adozione. 

Phong ha un sogno: ottenere la cittadinanza americana e trasferirsi negli USA con moglie e figli per migliorare la loro esistenza vissuta sull’orlo della miseria, ma anche per ritrovare il padre. Si scontra, però, fin da subito con la burocrazia che vuole prove certe circa la sua paternità.


L’altro protagonista del romanzo è Dan, vecchio reduce della guerra in Vietnam, vivo per miracolo dopo un incidente col suo elicottero, affetto dalla classica sindrome che colpisce molti soldati americani già impegnati in quei tanti e disparati teatri bellici.

Quindi, questa è anche la storia di Dan e sua moglie Linda che nel 2016, mentre Phang è impegnato col suo sogno americano, intraprendono un viaggio per il Vietnam, come forma di terapia per Dan e risolvere una volta per tutte i suoi disturbi post traumatici da stress. Un viaggio che lo porti ad affrontare i suoi fantasmi e i suoi incubi, un viaggio che da Saigon (oggi Ho Chi Minh), lo porterà fino al Delta del Mekong.


Dan da giovanissimo era partito volontario come pilota accompagnato da un grande entusiasmo, per poi tornare distrutto.

Era stato spinto ad arruolarsi dalle difficili condizioni economiche familiari e dalla martellante propaganda degli USA. Però Dan ha un passato pesante, che tiene nascosto a Linda, il rapporto d’amore con Kim, nato durante il periodo della guerra. L’aveva lasciata incinta per tornare a casa. Quindi, il senso di colpa di Dan è più grande di quanto riesce a immaginare la moglie. 

Dan dovrà, inoltre, fare i conti con il rancore dei vietnamiti del sud, che non hanno perdonato agli americani di essersi intromessi in una guerra non loro, per poi abbandonarli nelle mani dei vietcong comunisti e dei loro campi di rieducazione. 


La terza storia è quella di Trang, ragazza diciottenne vietnamita, le cui vicissitudini la scrittrice fa partire dal 1969.

Abitava nel Vietnam del Sud durante il conflitto con il Nord comunista. Viveva con la famiglia contadina povera e con la costante pressione dei creditori. Una famiglia buddista con rigorose regole morali. Il padre era tornato ferito da poco dal fronte, e lei sola con la madre e la sorella Quỳnh di diciassette anni dovevano provvedere al mantenimento. Vennero introdotte da un’amica nell’ambiente della prostituzione delle ragazze di Saigon di nascosto dai genitori.


Quando arrivarono al bar Hollywood, Trang e Quỳnh si resero conto che non si trattava di limitarsi a bere un tè coi soldati americani, così come le aveva raccontato, ingannandole, l'amica Hân. L’Hollywood Bar era un vero e proprio bordello. Un bordello moderno, buio, fumoso e inquietante, fatto di luci soffuse. La mezzana le mise brutalmente di fronte alla cruda realtà e i loro sogni si infransero miseramente, risucchiate in un vortice di violenza e sopraffazione.


“Dove vola la polvere” è soprattutto un romanzo sociale, nel quale vengono affrontate con garbo diverse tematiche, evitando di edulcorare la realtà e le dinamiche relazionali: quella delle discriminazioni razziali in un Vietnam crocevia di etnie diverse, non solo nei confronti degli amerasiatici, ma anche degli scuri khmer del sud. Viene affrontata la piaga della prostituzione anche minorile, soprattutto nei contesti bellici, assai diffusa in estremo oriente. 


È anche una storia che narra del dilagare della corruzione in ogni ambito della vita civile, in completa assenza della certezza dei diritti; di vittime occupate a schivare i truffatori, intenti a spillare soldi ad amerasiatici in cerca dei genitori, oppure a ragazze in cerca di americani che le sposino e le strappino alla miseria; della violenza dei soldati americani e dei vietcong; dell'orrore del napalm e del defoliante; di militari USA simili a zombie svuotati dalla guerra di qualsiasi spirito vitale; e della nostalgia per un mondo perduto.


Un momento topico del romanzo è la commovente conversazione tra Dan, reduce americano, il figlio di un reduce nordvietnamita, ora malato di alzheimer, e un reduce sudvietnamita.

La scrittrice non risparmia critiche agli aspetti politici, sociali, economici e culturali del regime comunista attuale.


Ciononostante, è un romanzo fatto anche di luce, degli affascinanti paesaggi di quel remoto paese, delle luci e dei moderni edifici di Saigon, degli odori, del candore dei suoi abitanti. È una storia di dolcezza, di amore e di illusione, con qualche bel colpo di scena, una storia in cui è assai percepibile la fine sensibilità della scrittrice.

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