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martedì 18 luglio 2023

Tributo a Francesco Di Giacomo

 


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Tributo a Francesco Di Giacomo


L'altroieri, aggiornando la mia foto profilo di Facebook, l'ho accompagnata autoironicamente con una citazione del Banco del Mutuo Soccorso. Nei commenti, si è accennato a Francesco Di Giacomo.

Questi che seguono sono due miei post del 2014. Il primo, il giorno dopo la sua scomparsa. 

Il secondo, di un po' di giorni più in là, è il racconto di un sogno.

Li riporto, con qualche piccolo ininfluente taglio, senza però aggiungere nulla.



22 febbraio 2014


Conobbi musicalmente Francesco e il Banco del Mutuo Soccorso più di quarant'anni fa, avevo 14-15 anni. Alcuni amici mi avevano detto di questo fantastico gruppo. Convinto da loro e da una recensione sulla rivista "Ciao 2001", una mattina all'uscita da scuola, acquistai "Darwin". Fu una rivelazione: mi sembrava musica da un altro mondo, alla pari di quella dei Genesis, dei King Crimson, degli Area e di Jimi Hendrix, che proprio all'epoca imparavo a conoscere.


Uno dei dischi più ascoltati in vita mia, secondo forse solo a "Foxtrot" dei Genesis. Aveva una copertina incantevole e ne feci anche una registrazione su una musicassetta basf, per il mio registratore mono portatile, che usavo nei viaggi in macchina con la mia famiglia.

Avevo voluto subito bene a quel ragazzo con quella barba così folta e che mi appariva così possente, con quei suoi improbabili straccali.


Qualche tempo dopo giunse la notizia di un loro concerto a Roma e io e i miei amici ci precipitammo. Un concerto di grande energia, durante il quale il Banco eseguì i suoi primi tre mitici album. Francesco Di Giacomo confermò di essere una delle due voci più belle del panorama progressive alternativo italiano, l’altra era Demetrio Stratos degli Area.


Ma il ricordo musicale più bello risale a tanti anni dopo: una sera a metà anni novanta al Palladium di Garbatella. Mia moglie ed io versammo non poche lacrime di commozione. Un concerto senza tempo, ci sembrava di essere tornati due ragazzini e con noi molti oramai maturi spettatori.


Poi, arrivò la fase zagarolese.

Incontrammo per la prima volta Francesco sotto casa, davanti la farmacia, poco tempo dopo il nostro trasferimento a Zagarolo. Io rimasi quasi impietrito dall’emozione e mia moglie non finiva mai di abbracciarlo, dicendogli che per lei era come un fratello. Per entrambi lo era.


Da allora ci abituammo ad incontrarlo, senza mai invaderlo, lo salutavamo o gli sorridevamo con discrezione. Una presenza consueta, di cui andavamo fieri.

L’ultimo incontro, anche se da lontano, lo abbiamo avuto domenica scorsa al mercatino del contadino, per l’occasione c’era anche mia sorella (altra fan del gruppo), a cui lo indicai e che non lo aveva mai visto dal vivo… ha fatto appena in tempo…


Ora, Francesco non c’è più e lascia un vuoto incolmabile. Un dolore acuto e inesprimibile, anche per noi che eravamo semplici fans e non eravamo “amici” o parenti. Un pezzo della mia vita se ne è andato. E’ morto vicino casa mia, in maniera assurda, su una strada su cui passo quasi quotidianamente e che da oggi in poi non potrò fare a meno di percorrere senza pensare a quello che è accaduto. La consolazione della sua voce registrata è ben poco, anche se lascia qualcosa di grande e irripetibile. Che la terra ti sia lieve, Francè…



14 marzo 2014


Stanotte ho sognato Francesco Di Giacomo. 

Mi trovavo con tutta la famiglia alla stazione di Zagarolo all'interno di un bar che nella realtà non esiste, uno di quei luoghi che solo i sogni sanno creare.

Accanto a me c'erano due avventori che canticchiavano sommessamente una vecchissima canzone dei Pink Floyd dei tempi di Syd Barrett, "Matilda Mother". E io allora mi sono messo a cantare appresso a loro.


Di improvviso, i due si interrompono e viene accesa la radio del bar che magicamente manda le note de "L'Evoluzione" del Banco. Allora, da una porta sul retro, esce Francesco, con un'espressione di perplesso stupore dipinta sul volto.  E io gli faccio: "Ah France', non la riconosci sta voce, eh?". Lui mi guarda e sorride…


Poi, il sogno cambia, io la mia famiglia ci troviamo su un ponte immaginario che attraversa i binari della stazione, un ponte stranamente sterrato e pieno di pozzanghere, che sembra non finire mai e che noi percorriamo con grande difficoltà... Ma non arriviamo da nessuna parte... e il sogno si interrompe....

E ho lasciato lì Francesco che sorrideva...


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