alle fresche stille d’alba sulla rosa,
come fa il raggio del tuo occhio che asciuga
a me la notturna rugiada sulle guance:
né così risplende l’argentea luna e brilla
per il trasparente seno del profondo mare,
come s’illumina il tuo viso tra le mie lacrime:
in ogni lacrima tu risplendi ch’io piango:
ti trasporta ogni stilla come un cocchio;
e così passi in trionfo sopra il mio dolore.
Se solo miri le lacrime che ho negli occhi,
ti mostreranno, col mio dolore, la tua gloria.
Ma tu non amar te stessa; e terrai per specchi
le mie lacrime, con altro pianto ancor per me.
O regina delle regine, di quanto tu eccelli,
pensier non sa pensare e lingua non sa dire.»
William Shakespeare, "Pene d'amor perdute”

Nessun commento:
Posta un commento
Ogni commento, prima di essere pubblicato, verrà sottoposto ad autorizzazione. Grazie