Consigli di lettura
Dave Eggers - Valentino Achak Deng
“Erano solo ragazzi in cammino” (2006)
«Questo libro è il racconto appassionato della mia vita, dal giorno in cui sono stato strappato alla mia famiglia a Marial Bai, ai tredici anni passati nei campi profughi del Kenya e dell'Etiopia, fino al mio incontro con le esuberanti culture dell'Occidente, ad Atlanta e altrove.
Leggendo queste pagine verrete a conoscenza dei due milioni e mezzo di individui morti nella guerra civile del Sudan. Quando il conflitto cominciò io ero solo un ragazzo. Essere umano giovane e indifeso, sono sopravvissuto attraversando a piedi numerosi territori inospitali, mentre tutti noi venivamo bombardati dalle forze militari governative, scavalcavamo mine e diventavamo preda di bestie feroci e uomini assetati di sangue. Ho mangiato frutti sconosciuti, erbe, foglie, carcasse di animali e a volte nulla per giorni interi. In certi momenti le difficoltà mi sono sembrate insostenibili. Sono arrivato a odiare me stesso e a desiderare di togliermi la vita. Parecchi tra i miei amici e migliaia e migliaia di miei connazionali non sono usciti vivi da queste traversie.»
Valentino Achak Deng, Atlanta, 2006.
«Oltrepassai villaggi che non esistevano più, superai autobus anneriti dalle fiamme, mani e volti ancora premuti contro i finestrini. "Maledetti tutti voi. Maledetti i vivi, maledetti i morti".»
«Noi profughi possiamo essere celebrati un giorno, aiutati e sostenuti, e poi completamente ignorati da tutti nel momento in cui ci dimostriamo una seccatura. Se ci capitano dei guai, qui, è sempre colpa nostra.»
«… mi toccò le guance come avrebbe fatto una madre, e io crollai. Fu come se le ossa non mi reggessero e caddi a terra. Ero di fronte a lei, in singhiozzi, le spalle che sussultavano, i pugni che tentavano disperatamente di ricacciare indietro le lacrime che mi sgorgavano dagli occhi. Non ero più capace di reagire a quel genere di gentilezza. La donna mi attirò al suo petto. Erano mesi che nessuno mi toccava. Mi mancava l'ombra di mia madre, ascoltare i suoni del suo corpo. Non mi ero reso conto del freddo che avevo patito in tutti quei mesi. Quella donna mi fece dono della sua ombra e io avrei voluto vivere entro il suo cono fino a quando non fossi riuscito a tornare a casa.»
“Erano solo ragazzi in cammino” (titolo originale “What is the What”) è un libro straordinario. È una via di mezzo molto originale tra romanzo e autobiografia, che ha come tramite la penna di Dave Eggers, e il risultato è eccellente.
Uscito nel 2006, “Erano solo ragazzi in cammino” conserva tutta la sua attualità. Valentino Achak Deng, profugo dinka del Sudan, detta le sue memorie allo scrittore americano e questi si limita a trascriverle, aggiungendo solo alcuni elementi di fiction.
Eggers ha offerto la sua opera gratuitamente e insieme al protagonista hanno deciso che «tutti i proventi di questo libro andranno: alla Valentino Achak Deng Foundation, che assegna fondi ai rifugiati sudanesi in America; alla ricostruzione del Sudan meridionale, a cominciare da Marial Bai; alle organizzazioni umanitarie che lavorano per la pace in Darfur; all'istruzione universitaria di Valentino Achak Deng.»
Il libro si inserisce nel contesto delle vicende terribili di una storia spesso dimenticata, che si va ripetendo più volte nel corso degli ultimi settant'anni circa. È ambientato entro un arco temporale ben preciso, quella parte del conflitto che iniziò nel 1983 e al quale si pose momentaneamente fine nel 2005: la Seconda guerra civile in Sudan, che seguì la Prima, svoltasi tra il 1955 e il 1973, per riprendere poi più volte di nuovo, tra una pausa e l'altra, come un tremendo inferno senza fine. Bisogna quindi tenere ben presente che qui la vicenda si ferma al 2006. Tuttavia, l’idea che offre di un contesto e delle annesse sofferenze è più che sufficiente per potersene fare una chiara idea.
Una terribile storia quasi del tutto ignorata dai media e dalle piazze occidentali. Una storia fatta di milioni di morti, di profughi e di sfollati, di razzismo, di schiavismo, pratica vecchia di secoli, a cui è sottomessa la popolazione del Sud Sudan dagli arabi del nord del governo del Fronte Nazionale Islamico e del famigerato Al-Bashir, di traffici, di violenze e di stupri annessi a tale pratica, della deportazione di uomini, donne e bambini, di durissimi conflitti tribali e interetnici.
Il casus belli si determinò con la ribellione e con la spinta all’indipendenza del sud cristiano e animista, contrapposto al nord a maggioranza musulmano. Questo dopo l’abbandono degli inglesi nel 1953, che evitarono di tracciare il confine tra i due Sudan, convinti a non farlo dagli egiziani, interessati ad unico Sudan a dominio arabo musulmano.
Nel 1983 il governo nazionale islamista impose la sharija a tutto il paese, da qui partì di nuovo la ribellione del sud.
Tutti questi conflitti si intrecciarono inoltre con quello altrettanto terribile nel Darfur, con pulizia etnica, che all'epoca dell’uscita del libro era ancora agli inizi, con pulizia etnica annessa nei confronti della popolazione non musulmana,
e con gli altri conflitti dell’intera area geografica.
Il resoconto di Valentino Achak Deng, sudanese cattolico, si riferisce più che altro alla seconda guerra civile.
Il protagonista narra della sua fuga come profugo, della vita nei campi di altri paesi africani e dell’arrivo negli USA delle illusioni e delle speranze. Del suo amore per Tabitha, conosciuta nel grande campo profughi di Kakuma in Kenya, e che ritroverà poi in America, e del profondo legame d'amicizia, con Achor Achor, conosciuto in Etiopia quando erano bambini, approdato con lui in America, e con il quale divide l’appartamento.
Il gruppo di Valentino Achak è noto come i Ragazzi Perduti del Sudan.
«Ragazzi Perduti è un appellativo poco gradito a molti e tuttavia in fondo appropriato. Siamo fuggiti o siamo stati portati via dalle nostre case, in molti casi da orfani, e migliaia di noi hanno vagabondato per deserti e foreste per quelli che sono sembrati anni. Siamo soli da diversi punti di vista e non sappiamo bene dove siamo diretti.»
Il libro, però, si apre con il traumatico episodio della rapina e delle violenze inflitte a Valentino Achak da parte di due afroamericani, nel suo attuale appartamento ad Atlanta, malmenato e insultato, usando anche epiteti razzisti. Un trauma che vive come crudelmente paradossale, ma che gli permette di fare connessioni inaspettate con la sua storia.
Uno spaccato inedito che demolisce parecchi stereotipi, che ci dà la possibilità di osservare le dinamiche di isolamento della comunità sudanese di allora in America, caratterizzata anche da conflitti interni, di ricostruire l’odissea di queste persone, le usanze tribali, la grande ingenuità e il successivo disincanto, fino al 2006.
Valentino Achak, legato mani e piedi, finisce per essere prigioniero nel suo stesso appartamento e il suo guardiano è un bambino a cui immagina di raccontare le vicende che lo hanno portato fino ad Atlanta. E inizia da quel punto in poi a narrare, partendo dall’infanzia nel suo villaggio natale di quindicimila anime nel Sudan meridionale.
L’autobiografia romanzata, con il fluire della narrazione, sfuma nel romanzo storico sociale. E il racconto, dopo la parte introduttiva in cui il nostro protagonista racconta di quando aveva sei anni e della vita nel villaggio, prende maggiormente corpo quando le vicende personali si intrecciano coi concreti fatti storici e con le diversificate relazioni sociali.
Tutto ebbe inizio nel 1983 con l’approssimarsi della guerra, quando l’instabile equilibrio seguito all’accordo di Addis Abeba del 1972 che stabiliva una certa dose di autonomia al Sud Sudan, fu infranto definitivamente dalle pretese degli islamici, col governo di Khartum che voleva imporre la sharija al sud, e prendersi il petrolio, per accordarsi con la Chevron e con il sostegno di Bush padre e della Cina.
Valentino Achak descrive l’armonia che regnava a quel tempo nel suo villaggio tra i bovari arabi Baggara e i locali Dinka, cristiani e animisti.
Con l'arrivo della guerra, quell’armonia si spezzò, i ribelli aumentarono e così nacque l’Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese.
Un giorno, il suo villaggio, Marial Bai, venne devastato da un incendio dei governativi, cambiando per sempre la vita dei Deng.
Achak assistette all'orrore portato da uno squadrone di arabi a cavallo, all'uccisione di amici, conoscenti e familiari. Marial Bai venne rasa al suolo, in quello che viene descritto come un vero e proprio pogrom. Lui, ancora bambino, riuscì a sopravvivere, compiendo una fuga rocambolesca.
E, da quel momento, tutto diventerà solo un continuo peregrinare, camminare e correre, per sfuggire a un cerchio che si chiuderà sempre più inesorabilmente, insieme ad altri centinaia di ragazzi e bambini, una ”Armata Rossa” affamata e senza armi al seguito dell'Esercito di Liberazione, diretti prima in Etiopia a Pinyudo, e poi in Kenya verso il campo profughi di Kakuma.
Un terribile viaggio, un mostruoso inferno, in un mondo allo sbando, pieno di crudeltà e cinismo, proveniente anche da chi non se lo sarebbe mai aspettato.
Il campo di Pinyudo degenerò presto in un regime fatto di soprusi determinati dall’arroganza dell’Esercito di Liberazione, i cui componenti non si dimostrarono essere assai migliori dei fondamentalisti islamici di Karthoum. L’orrore dei soldati bambini venne trasmesso e vissuto come una necessità, con annesso feroce addestramento.
La fuga dal campo di Pinyudo, inseguiti dai militari etiopi, colma di atrocità e sofferenze, è una delle pagine più dure del romanzo.
Tuttavia, la vita nel campo aveva riservato anche un periodo momentaneo di calma, di apprendimento con qualche piccola gioia. Valentino incontrò lì per la prima volta gli uomini bianchi. Conobbe il mondo femminile.
A Kakuma (nessun luogo, in lingua keniota), che arriverà ad ospitare fino ad ottantamila profughi, rimarrà invece dieci anni, fin quando, nel 2002, riuscirà a partire per gli USA.
Il soggiorno a Kakuma diventa l’esperienza formativa più importante nella sua vita di profugo, in considerazione del fatto che il periodo di tempo attraversato è quello della pubertà, dell’adolescenza e dell’inizio dell’età in cui si appresterà a diventare un giovane adulto. Ed è lì che si incrociano le varie etnie, e i conflitti conseguenti alla convivenza.
Il romanzo descrive molto bene le differenze etniche, le interazioni, un mondo molto complesso e con fragili equilibri.
Il punto di vista di Valentino Achang viene reso alla perfezione da Dave Eggers, sempre in perfetta sintonia col momento di vita narrato e con l'età in cui vive le sue esperienze. Lo scrittore americano usa degli espedienti narrativi per rendere la narrazione del sudanese molto suggestiva e assai commovente, mediante l’intersecarsi di linee temporali diverse e mediante i dialoghi immaginari e reali del protagonista con i personaggi che incontra nel presente. Il risultato è superbo, cosa che rende il romanzo ancora oggi attuale.

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