Racconti
Rod Serling
“The Twilight Zone - Ai confini della realtà” (1959 - 1969)
"C'è una quinta dimensione oltre a quelle che l'uomo già conosce, è senza limiti come l'infinito e senza tempo come l'eternità. E' la regione tra la luce e l'oscurità, tra la scienza e la superstizione, tra l'oscuro baratro dell'ignoto e le vette luminose del sapere. E' la regione dell'immaginazione, una regione che si trova.... ai confini della realtà".
È con questa serie televisiva che inizia il mio amore per la fantascienza. Rivedo serate avvolte nella nebbia della memoria, passate ad aspettare la programmazione di brevi storie che di volta in volta si susseguivano sugli schermi. Erano gli anni sessanta e io ero piccino.
Difficilmente, oggi passano in TV. Ma le puntate si possono recuperare su YouTube. A cominciare dalla primissima, quella dell’incubo sulla città deserta: “La barriera della solitudine”, non ci poteva essere migliore episodio introduttivo di questo.
Ci troviamo di fronte a uno di quei rari casi in cui televisione e letteratura si intrecciano dando vita ad alcuni prodotti di alto spessore.
Nel 2001 la Fanucci tramite la collana Solaria, allora distribuita anche in edicola, pubblicò in due volumi una raccolta completa dei racconti di Serling, scritti negli anni sessanta e basati sulla sceneggiatura di una serie di episodi televisivi, poi ristampati più volte. Usciti in diverse edizioni nel corso degli anni anche per Urania.
L’ultima edizione è del 2020 pubblicata però in un unico volume, sempre da Fanucci. Ho basato la mia recensione su questa, dato che è quella più facilmente reperibile. È necessario, comunque, precisare che il numero dei racconti, diciannove per la precisione, è assai inferiore a quello delle sceneggiature firmate dallo stesso Serling: queste sono le versioni lunghe di corrispondenti episodi per la TV, e con diverse variazioni. Diciannove perle.
Rod Serling era quel distinto signore, molti lo ricorderanno così, che appariva negli episodi in giacca e cravatta a commentare l’episodio o a presentare le puntate successive.
“Ai confini della realtà” è stata la prima serie TV antologica di fantascienza della storia, senza personaggi fissi e con episodi autoconclusivi.
Serling, d'altronde, era già uno sceneggiatore navigato da anni, sia per la radio che per la televisione, e già vincitore di alcuni Emmy Award. Con “The Twilight Zone”, oltre che per due volte l’Emmy per la prima stagione.
Serling è stato l'ideatore, il creatore, l'autore e lo sceneggiatore di buona parte della serie, la quale si avvalse anche di altre autorevoli firme, tra le quali val la pena di ricordare Richard Matheson, Ray Bradbury e Charles Beaumont.
Ed è proprio a Matheson e Bradbury che corre il pensiero, quando si leggono questi racconti. Lo stile e il genere è molto vicino a quello dei due grandi scrittori americani. Ma in qualche modo anche agli orrori di Lovecraft. Non per questo però il merito di Serling deve essere sminuito. Infatti le storie qui raccontate sono di alta qualità, a confermare il suo raro talento, davvero ben scritte, assai scorrevoli e che brillano assolutamente di vita propria rispetto agli episodi tv.
Storie dell'assurdo, del mistero, del desiderio e dell'angoscia. Parabole sul pregiudizio, sul conformismo e sull'alienazione. Aleggia spesso come comun denominatore un senso sconfinato di solitudine e di morte. Questi erano per lo più gli ingredienti di "Ai confini della realtà". Tra i venticinque e i trenta minuti per episodio di affascinante ed evocativo viaggio in bianco e nero nell’immaginario, tranne nella quarta stagione in cui furono sperimentati quelli da quasi un’ora, ma penalizzando purtroppo la qualità.
Per quanto riguarda la serie TV, invece, segnalo soprattutto l’episodio “Tempo di leggere”, l’ottavo della prima stagione, che fu il primo ad essere trasmesso dalla RAI ad aprile del 1962, e “La terza dal Sole”, tratto da un famoso racconto di Matheson, che ispirò anche Jimi Hendrix con la sua canzone "Third Stone From the Sun”, episodi che purtroppo non sono inseriti in questa antologia.
Da segnalare infine che l'epilogo di alcuni racconti è scritto riportando il finale della sceneggiatura originale e che in appendice sono enumerati tutti gli episodi delle varie stagioni televisive, con l'aggiunta tra parentesi del titolo in italiano.












