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lunedรฌ 30 dicembre 2024

Davide Longo, "L'uomo verticale" (2010)


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Superando la mia riluttanza a leggere opere di narrativa italiana relativamente recenti, mi sono lasciato tentare da questo singolare romanzo distopico, spinto dalla “(in)sana” passione e dalla “morbosa” curiositร  che nutro per questo genere letterario, e devo dire che la scelta รจ stata piรน che azzeccata. La sorpresa che mi ha colto, leggendolo, รจ stata a dir poco intensa. Devo senz'altro riconoscere che Longo รจ veramente un grande scrittore.

L’autore, con una prosa semplice, scorrevole, scarna, essenziale, ma colma di drammaticitร , ci introduce in un mondo non ben definito geograficamente e in un futuro altrettanto indefinito, anche se alcuni indizi ci inducono a pensare che gli anni siano quelli del nostro decennio. Una parte del romanzo รจ scritta anche in prima persona nella forma di memoriale, ciรฒ per rendere ancora piรน tangibile il punto di vista del protagonista. Col passare delle pagine la storia si fa sempre piรน avvincente. Un vero e proprio miracolo letterario, visti i tempi.

Lo stile si adatta molto bene alla trama: ci troviamo in un universo squallido e grigio, sicuramente in Italia, anche se viene nominata assai raramente e solo con qualche accenno. Non vengono, altresรฌ, mai nominate le localitร , contrassegnate solo dalla lettera iniziale, al contrario delle altre nazioni e delle loro cittร  che sono indicate chiaramente, in un universo da incubo in cui tutto sta degradando: relazioni sociali, livello tecnologico, economia. 

Sono saltati internet, telefoni, la TV assai raramente trasmette notizie, solo concerti di musica classica. La radio solo musica programmata. L’arrivo degli “esterni” รจ percepito come una grande minaccia. Gas, benzina, elettricitร , combustibili, alimenti, medicine si stanno esaurendo e le istituzioni stanno crollando, resta solo un esercito di ventura con regole arbitrarie: la Guardia Nazionale. In un crescendo di follia, รจ il mondo intero che sta collassando, con l’avanzare inesorabile della morte.

Il protagonista รจ Leonardo, professore universitario e scrittore, il quale annichilito dal senso di colpa per qualcosa che ha commesso e dal trauma conseguente, ha un blocco creativo, e lascia in sospeso il romanzo a cui stava lavorando, cosa che comunque in qualche modo condizionerร  il suo destino verso l’inferno “purificatore” che dovrร  attraversare.

Le analogie con il capolavoro di Cormac McCarthy “La strada” sono piรน che evidenti, sembra come se la storia raccontata ne “L’uomo verticale” viva di connessioni anticipatorie col romanzo dello scrittore americano. L’apocalissi qui perรฒ รจ lenta, graduale, ma inesorabile, non รจ stata innescata da un evento specifico, ma da un intreccio di cause concomitanti, che restano comunque abbastanza vaghe, e questo รจ tutt’altro che un male, perchรฉ mette al riparo la novella da luoghi comuni e facili motivazioni ideologiche. 

L'unica certezza รจ il decadimento dell'umano, delle relazioni sociali, dell'empatia e della solidarietร , la mortificazione del singolo individuo a beneficio della massa. L'assunzione del divide et impera e dell'homo homini lupus come uniche norme, anche a livello orizzontale. Non c'รจ spazio per le persone miti. รˆ forse questa la vera causa e le altre sono solo conseguenze. 

E a ben vedere, la perdita di ogni sentimento d'amore รจ la peggiore distopia che si possa immaginare. 

Si coglie d’altronde in ciรฒ anche una ben precisa volontร  di mantenere una certa metaforica indeterminatezza sul reale, che dona alla narrazione un velo di suggestivo mistero.

Di McCarthy, inoltre, si possono rintracciare echi da “Meridiano di sangue”, infatti, “L’uomo verticale” รจ in qualche modo anche un romanzo di “frontiera”.

Le influenze, perรฒ, non si limitano a McCarthy: si possono percepire legami col “Signore delle mosche" e con “Fahrenheit 451”, relativamente all'idea di “uomo libro”.

Leonardo non รจ veramente solo, ma in compagnia di migliaia di libri, di un cane, di una ragazza e di un bambino, e incontrerร  una galleria molto variegata di personaggi, ognuno con una storia, in una cupa realtร  precipitata nell’odio, nella violenza, nella guerra civile e nell’insensatezza. Sembra che l’unica soluzione sia la fuga all'estero, le cui frontiere perรฒ sono state di fatto blindate.

Frequenti sono i flashback che si alternano alla narrazione della linea temporale del presente, che servono a ricostruire un po' alla volta la storia di Leonardo e a chiarire perchรฉ, oltre al mondo circostante, stia andando parallelamente a pezzi pure lui.

รˆ una distopia all’italiana, in cui vizi, abitudini e caratteri nazionali sono facilmente riconoscibili, sospesa tra attesa e disperazione, e sullo sfondo un crudele inverno.

A volte la scrittura rallenta, sincronizzandosi coi tempi del semplice microcosmo della quotidianitร , per poi ripartire con un respiro piรน ampio, con un’ansia descrittiva che aumenta in continuazione, con la quale lo scrittore fa una panoramica delle condizioni sociali, dei feroci conflitti e della degenerazione in un orrore indicibile. 

Il narrare di Longo si fa, via via, sempre piรน drammatico, seguendo il declino di un intero mondo, col protagonista che cerca di restare a galla per sopravvivere e soprattutto far sopravvivere chi ama. Quello che c'รจ di assai rilevante nella narrazione, anche in quei momenti in cui prevale la lentezza, รจ che lo scrittore non molla mai la presa. Sono assolutamente banditi i tempi morti.

Sicuramente tornerรฒ a leggere altro di Davide Longo. Difficilmente avrei potuto finire un anno di letture in maniera migliore.

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