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sabato 17 maggio 2025

“Rocco e i suoi fratelli” (1960) regia di Luchino Visconti


“Rocco e i suoi fratelli” (1960)

regia di Luchino Visconti

con: Alain Delon, Renato Salvatori, Annie Girardot, Claudia Cardinale, Katina Paxinou, Spiros Focas, Corrado Pani, Paolo Stoppa, Roger Hanin, Max Cartier, Alessandro Panaro

«Come potevo pensare mai che Simone ti amava tanto? Sapevo che gli era successo qualcosa che lo aveva cambiato. Lui era così buono. Ma io non potevo sapere che la causa eri proprio tu.»

«Solo un uomo vile e crudele come lui! Io ti amo, Rocco. Non mi credi? Non capisci allora che è tutto inutile? Non credo più in niente! Ti supplico. Se vai avanti così, mi butto di sotto. Mi ammazzo! Capisci?!»

«Rocco e i suoi fratelli è il canto tragico della dissoluzione della famiglia contadina meridionale nella grande città industriale.»

Giuseppe De Santis

«Rocco e i suoi fratelli è il canto tragico della dissoluzione della famiglia contadina meridionale nella grande città industriale.»

Pier Paolo Pasolini 

«Con Rocco, Visconti chiude la parabola neorealista e prepara la strada per il cinema epico e decadente del suo Gattopardo.»

Tullio Kezich

“Il ponte della Ghisolfa” di Giovanni Testori è il libro da cui Visconti ha tratto ispirazione per la realizzazione di Rocco e i suoi fratelli. Non si tratta di una trasposizione, si badi bene, anche perché il libro di Testori è una raccolta di trentatré racconti brevi, autonomi, seppur legati da un medesimo filo conduttore: il contesto popolare della periferia milanese, in particolare il quartiere della Ghisolfa, ricorrente in molti racconti. I protagonisti sono emarginati, operai, sottoproletari, prostitute, pugili falliti. Questo filo conduttore, non la trama, costituisce l’elemento in comune con il film. In alcuni racconti troviamo persino due fratelli, uno buono e l’altro violento.

Tuttavia, al di là del debito esplicito al libro di Testori, Rocco e i suoi fratelli presenta probabilmente un’affinità maggiore con I fratelli Karamazov. I richiami a Dostoevskij sono piuttosto frequenti nella produzione viscontiana: il regista amava profondamente lo scrittore russo.

In questo film si possono cogliere parallelismi ben precisi tra i fratelli delle due opere. Ma non è solo questo. Sono presenti tematiche analoghe: la colpa, la redenzione, il male, il vuoto spirituale, l’amore fraterno, il sacrificio, l’atmosfera claustrofobica e decadente, la bontà che si trasforma in complicità. Su queste tematiche si innesta la visione sociale e politica di Visconti, prossima a un radicalismo marxista.

Può sorprendere il fatto che tale capolavoro, alla sua uscita, abbia generato polemiche sulla qualità e diviso critica e pubblico. Ci fu chi ne apprezzò il coraggio nel voler coniugare una visione neorealistica con toni da epica tragedia lirica e dramma familiare, e chi invece ne criticò l’impostazione melodrammatica, moralistica e eccessivamente marxista. Il film vinse il premio speciale della giuria al Festival di Venezia, ma non il Leone d’Oro, penalizzato dalle polemiche politiche e dai problemi con la censura.

Ebbero invece grande rilievo l’accoglienza all’estero, in particolare in Francia — anche grazie alla presenza nel cast di Alain Delon — e nei Paesi dell’Est.

Il film ha poi beneficiato di una grande rivalutazione postuma, ed è oggi considerato un esempio significativo di cinema d’autore e una fonte di ispirazione per molti registi, tra cui Martin Scorsese e Francis Ford Coppola.

I problemi con la censura si concentrarono su alcuni elementi: la famosa scena dello stupro, il lessico da strada, i riferimenti espliciti alla prostituzione e la descrizione realistica della miseria e della degenerazione, che danneggiava l’immagine della città di Milano. Inizialmente il film fu bloccato dal prefetto di Milano, venne tagliato e la sua uscita fu ritardata. Non ci furono invece interventi diretti della censura sul rapporto implicitamente omosessuale tra il manager Morini e il pugile Simone, proprio perché Visconti, previdente, seppe occultarlo tra le righe.

Si verificò persino un singolare episodio giudiziario: la causa intentata dalla ditta Tecnogas — realmente esistente — per l’uso del proprio nome, lo stesso dell’azienda dove lavora Ciro nel film. Il nome, non inventato, fu ritenuto lesivo dell’immagine dell’impresa, data l’ambientazione di degrado e sfruttamento. La causa fu archiviata, ma nelle copie successive del film il nome fu eliminato.

Uno dei temi portanti di Rocco e i suoi fratelli è il conflitto tra tradizione e modernità, con le difficoltà di integrazione della famiglia meridionale in un contesto freddo e alienante, che spinge verso la marginalità. Visconti sembra sospeso tra la critica alla modernità come disumanizzazione e quella alla grettezza della tradizione.

La figura femminile è trattata in due modi opposti, ma entrambi funzionali alla medesima mentalità oppressiva: Nadia è una “non persona”, una prostituta su cui la violenza sembra lecita; l’amore dei due fratelli, seppur diverso nella forma, è figlio della stessa cultura, e la rende una vittima predestinata. Rosaria, la madre dei fratelli, legata ottusamente alla tradizione, si fa garante di arcaiche norme patriarcali, strumento consapevole e compiaciuto di un potere che riproduce la propria subalternità.


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