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domenica 24 maggio 2026

Valerio Evangelisti e il “demone” Eymerich


LA NARRATIVA DI ANTICIPAZIONE COME METAFORA DELL'INFERNO - 4. Valerio Evangelisti e il “demone” Eymerich 

Valerio era mio amico. Lo conobbi all’inizio del nuovo millennio. Lo incontrai prima virtualmente, grazie alla sua mailing list, alla quale lui partecipava direttamente e la quale mi diede la possibilità di conoscere un bel po' di gente, anche altri scrittori. Valerio era un uomo mite, di grande cultura, esperto di letteratura, di storia e di fantascienza. Ed era soprattutto un grande scrittore, uno scrittore inimitabile, unico e assai originale. Ebbi modo poi di conoscerlo di persona a diversi raduni che gli animatori della mailing list organizzavano in suo onore ogni anno. Fui anche io tra gli organizzatori di quello romano.

Valerio Evangelisti costruì nel corso della sua opera uno degli inferni più originali e radicali della letteratura fantastica contemporanea. Non si tratta solo di un inferno metafisico, di una distopia futuribile collocata in un tempo ancora da venire e di un orrore cosmico che trascende la comprensione umana. L'inferno di Evangelisti è soprattutto storico, concreto, documentato - e proprio per questo più perturbante di qualsiasi immaginazione soprannaturale. È un inferno che si situa sia altrove rispetto alla realtà, sia nelle sue strutture profonde, materiali, con i meccanismi di dominio che attraversano i secoli cambiando di volto ma non di sostanza.

Il punto di partenza è sempre la storia reale. Evangelisti era uno scrittore che lavorava sulle fonti, che citava i processi inquisitoriali, che documentava le torture, che ricostruiva le ideologie repressive con precisione quasi accademica. Questa fedeltà storica non era un limite della sua fantasia ma il suo strumento privilegiato: perché l'inferno che voleva mostrare esiste già, è davanti ai nostri occhi, anche di chi si ostina a non volerlo vedere. La fantascienza, il fantastico, il soprannaturale sono lenti attraverso cui renderlo visibile nella sua struttura profonda, non sono orpelli retorici.

Nicholas Eymerich è il demone di questo inferno, anche se non è il solo, è il re del male. Un male che però non è assoluto, è un male umano, ricolmo di contraddizioni. Inquisitore domenicano d’Aragona del XIV secolo, Eymerich è storicamente esistito, autore del “Directorium Inquisitorum”, uno dei manuali più spietati e sistematici della repressione ereticale medievale; personaggio riplasmato dalla fantasia dello scrittore bolognese - è la creazione letteraria più geniale, potente e originale di Evangelisti e uno dei villain più complessi della letteratura italiana contemporanea. 

Nicolas Eymerich non è un sadico, un pazzo, o un demone eccezionalmente malvagio. È qualcosa di molto più inquietante: un funzionario zelante, coerente, intelligentissimo, convinto della propria giustizia, di stare dalla parte del bene. Come tanti di quelli che incontriamo nella vita quotidiana, con la sola differenza di essere dei mediocri. L’inquisitore è talmente arrogante da considerare i suoi nemici come insetti, esseri che odia visceralmente, e di sentirsi intellettualmente e moralmente superiore anche a re, papi e vescovi, a cui spesso si rivolge con malcelato disprezzo. 

Valerio Evangelisti lasciò dietro di sé un'opera che aveva ridefinito i confini della narrativa di genere italiana e conquistato un pubblico europeo di dimensioni insolite per uno scrittore di fantascienza e di fantastico nostrano. È stato l'unico autore italiano ad aver vinto il Grand Prix de l'Imaginaire francese. Laureato in scienze politiche, militante della sinistra marxista eretica, con simpatie anarchiche e libertarie, Evangelisti costruì la propria identità di scrittore come prolungamento di una visione del mondo radicalmente alternativa.

Ha saputo scardinare i pregiudizi della critica letteraria italiana verso la letteratura di genere (fantascienza, horror, romanzo storico), assai apprezzato, per esempio, da Goffredo Fofi. Nel 1993 vinse il Premio Urania con il romanzo “Nicolas Eymerich, inquisitore”, primo episodio del ciclo. Da quel momento si dedicò prevalentemente alla narrativa, diventando rapidamente un autore di culto sia in Italia che all'estero (in particolare in Francia). 

La saga di Eymerich è il suo gioiello letterario. Non abbandonò mai la saggistica, ma la rese più in sintonia con la sua opera letteraria. Ha diretto la rivista politico-letteraria Carmilla, che deve il nome alla vampira protagonista del racconto omonimo di Sheridan Le Fanu. Camilla era punto di riferimento per gli appassionati di fantascienza, di horror e di contaminazione di generi, poi divenne anche rivista online collettiva, uno degli spazi più vivaci della cultura italiana del dissenso degli anni Duemila, in cui letteratura, cinema, fumetto, storia e politica si intrecciavano in modo organico.

La sua narrazione di solito si dispiega intrecciandosi su tre piani diversi: il Medioevo, dove si muove l'inquisitore, descritto con un realismo storico impeccabile, anche quando è “contaminato” da elementi fantastici; il presente o il futuro prossimo, spesso legati agli interessi di multinazionali farmaceutiche, esperimenti scientifici borderline o rigurgiti suprematisti; il futuro remoto con scenari distopici o viaggi interstellari dominati da un capitalismo spietato e ultra-tecnologico. Le tre diverse linee parallele, apparentemente slegate, convergono nel finale mostrando come le radici del male e dell'oppressione siano le stesse in ogni epoca. Non sono semplicemente parallele - sono in dialettica tra loro, si influenzano reciprocamente.

Il principale e più fondamentale livello dell'inferno evangelistiano è corporeo. Il potere si esercita sui corpi. La tortura inquisitoriale medievale, gli esperimenti nei campi di concentramento nazisti, le sale di tortura delle dittature latinoamericane, il napalm sulla giungla vietnamita - sono tutti declinazioni dello stesso principio: il dominio si iscrive nella carne. Evangelisti non esorcizza il male: lo analizza dall'interno, mostra come funzioni, come si autolegittimi, come produca soggettività coerenti e persino ammirevoli per acutezza. 

Il lettore si trova, con il progredire della narrazione, sempre più nella posizione paradossale di seguire con interesse e persino con coinvolgimento, addirittura con simpatia, le indagini di un personaggio che imprigiona, tortura e condanna a morte, i suoi avversari, lungi dal rappresentare il bene, non sono certo da meno. Lo scrittore bolognese rifugge da qualsiasi descrizione manichea della realtà. Il reale è ambiguo, sottile, subdolo. È una scelta narrativa che ha radici precise in una riflessione sul potere: capire la spietatezza significa capirne la logica interna, non demonizzarla. Riconoscere il male che è anche dentro ognuno di noi.

La repressione delle eresie non è difesa della fede ma difesa del monopolio ecclesiastico sul significato del corpo. Chi controlla il senso dell’esistenza - cosa è puro e cosa è immondo, cosa è sacro e cosa è abominazione - controlla il potere sociale. Il corpo diventa così il campo di battaglia su cui si decide chi appartiene alla comunità e chi ne viene escluso, chi è umano e chi è bestia, chi merita protezione e chi merita il fuoco. Eymerich è il fautore di una grande contraddizione: predica il disprezzo del corpo, ma è il rappresentante di una religione che ha al suo centro l'Incarnazione, e non solo l'Incarnazione ma l'incorporazione letterale del divino.

La linea temporale medievale, con l'irrompere del fantastico, illumina quella futura e viceversa. I temi della conoscenza esoterica si moltiplicano attraverso le epoche. Evangelisti mostra che il problema non è mai la conoscenza in sé ma il suo controllo. Ogni sistema di dominio tende a generare ciò che non può più controllare, a creare le condizioni della propria crisi. La macchina inquisitoriale produce eretici, il capitalismo produce contraddizioni, la sorveglianza totale produce resistenza, non solo sottomissione.

I mostri di Evangelisti sono reali. Non nel senso del realismo letterario convenzionale, ma nel senso che corrispondono a meccanismi reali di potere. È sempre la stessa megamacchina con pezzi di ricambio aggiornati. Solo attraverso la distanza simbolica del demonio o dell'alieno è possibile vedere la logica profonda che solitamente si nasconde dietro la normalità istituzionale.

L’inferno di Evangelisti è molto originale, ma si ispira ovviamente anche ad altri inferni, e quelli di: Salgari, Dumas, Mary Shelley, Poe, Lovecraft, Dick, Ballard, Orwell, Matheson, Bradbury. Evangelisti è erede di una tradizione che attraversa il romanzo gotico ottocentesco, il cinema horror del dopoguerra, le distopie del Novecento, la science fiction critica degli anni Sessanta e Settanta: la narrativa di anticipazione che usa il mostro per dire la verità sul potere che il realismo convenzionale e mainstream non riesce a rendere visibile. 

Tuttavia Evangelisti radicalizza questa tradizione aggiungendo il rigore della ricerca storica e il pessimismo sistematico. Oltre alla saga di Eymerich, l’inferno di Evangelisti si trova, declinato in maniera diversa, anche negli altri suoi cicli letterari e nella sua narrativa breve, con al centro sempre i conflitti storici e sociali che attraversano i secoli e che hanno come protagonisti i dannati della storia umana.

Il ciclo di "Pantera" è legato al filone del "weird western". Il protagonista è Pantera, un pistolero messicano, sciamano, vudù e palero, che si muove nell'America del XIX secolo tra spettri, maledizioni e la violenza della Guerra di Secessione. La “Trilogia Americana” racconta la nascita del sindacalismo statunitense e lo scontro brutale con il capitalismo monopolistico, mentre il ciclo del “Sole dell'avvenire” è una monumentale saga familiare che ripercorre la storia del movimento operaio e contadino in Emilia-Romagna dall'Ottocento al secondo dopoguerra.

Il ciclo “Messicano” copre un arco cronologico che va dalla metà dell'Ottocento fino alle soglie della Rivoluzione Messicana del 1910. Il ciclo dei pirati, la “Trilogia della Tortuga", mette in scena il Seicento caraibico della Filibusta come sanguinoso laboratorio di nascita del capitalismo moderno. La trilogia di "Magus" è la biografia romanzata (ma rigorosamente documentata) di Michel de Nostredame, universalmente noto come Nostradamus, il medico, astrologo e veggente provenzale del XVI secolo. Sono tutte letture che raccomando caldamente. Non è necessario condividerne l'impianto politico: è grande letteratura, e questo dovrebbe bastare.


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