Sono tre le maggiori aree culturali che hanno determinato la formazione della coscienza pubblica degli individui dal dopoguerra a oggi in Italia, con il contributo determinante delle memorie familiari: cattolica, fascista e comunista (con le sue varianti togliattiana e giacobina). Continuano a farlo, anche oggi, seppure le apparenze siano mutate. Continuano a farlo anche quando un individuo cambia campo ideologico o religioso, perché la sua formazione culturale continuerà irrimediabilmente a influenzarlo, indipendentemente dall'esserne cosciente o meno. Il punto che unifica le tre aree, e che spiega perché la formazione culturale sopravviva al cambio di casacca ideologica, lo ha teorizzato bene Emilio Gentile con il concetto di "sacralizzazione della politica” come religione civile o politica.
Cattolicesimo, fascismo e comunismo condividono in Italia un'omologa struttura - dogma, ortodossia, eresia, scomunica, martirologio, liturgia, catechesi - che li rende funzionalmente intercambiabili come matrici di senso. Se non fosse così, non sarebbero possibili, d’altronde, il cattocomunismo e il tradizionalismo cattolico conservatore e reazionario. Inoltre, ho avuto modo di constatare più volte che, per esempio, una persona di sinistra, quando cambia tendenza politica (andando a destra, al centro o nell’“altrove”), si porta di sovente appresso la rigidità della formazione politico-culturale comunista, che non lo ostacola affatto, ma che anzi gli permette di adattarsi agevolmente. Così come ho notato accadere nel caso opposto.
Dagli anni Sessanta, però, è in atto una nuova "mutazione antropologica" prodotta dal consumismo e dalla televisione, prima, e da internet, poi, che innesta trasversalmente su queste tre aree un conformismo edonistico privo di contenuto ideologico ma non meno pervasivo. Questa è una vera e propria quarta matrice formativa, ma di carattere mediatico e post-ideologico, che non supera e non è indipendente dalle altre tre, ma le condiziona, le assorbe e le appiattisce, rendendole merce da consumare nell’agone del circo della società dello spettacolo.
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