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domenica 2 agosto 2026

L’UTILIZZO DELLE MIGRAZIONI A SCOPO COERCITIVO


«Le crisi migratorie, effettive o minacciate, tendono a dividere le società in (come minimo) due gruppi reciprocamente incompatibili ed altamente polarizzati: gli schieramenti pro e contro.

Anche cosa significhi essere pro- o anti-immigrazione è un concetto che varia secondo gli stati di destinazione e secondo le crisi.

Potenziali ricattatori spesso cercano non solo di sfruttare le differenze già esistenti fra queste fazioni, ma anche di aumentare la vulnerabilità dei paesi destinatari nel corso del tempo, attraverso azioni designate a catalizzare, direttamente o indirettamente, una maggiore mobilitazione e ad innalzare il grado di polarizzazione, riducendo così le opzioni politiche disponibili ai governi. Fra i metodi utilizzati dai ricattatori vi sono i tentativi di incrementare la portata, le dimensioni e l’ampiezza di un flusso già esistente, o di modificarne le caratteristiche, ad esempio aggiungendo altri soggetti da gruppi ‘indesiderabili’ o simpatizzanti con la loro causa, di minacciare di alzare le tensioni, o più semplicemente di esercitare pressioni su determinati membri delle fazioni pro e contro.

A queste condizioni, risulta sempre preferibile l’opzione di fare concessioni, che è esattamente il risultato sperato dal ricattatore. Questo non perché tali concessioni non abbiano un costo, ma perché, in confronto all’eventualità o all’avanzata di una crisi, le previsioni di futuri disagi e costi crescenti vanno valutate in funzione dei costi e benefici associati con la fine immediata della crisi, tramite la resa alle pretese del ricattatore.

L’utilizzo delle migrazioni a scopo coercitivo è una pratica problematica dal punto di vista normativo e materiale, ed i costi, soprattutto per le vere vittime di questo tipo di coercizione, ossia gli stessi sfollati, sono tragicamente alti.»

Da un’intervista a Kelly M. Greenhill, autrice di “Armi di migrazione di massa”.

La Greenhill descrive il meccanismo con cui vengono sfruttati e strumentalizzati i flussi migratori da agenti ricattatori, fino a trasformarli in vere e proprie armi di migrazione di massa. Il ricattatore non si limita a sfruttare una polarizzazione preesistente fra fazioni pro e contro, ma la produce attivamente, agendo sul discrimine amico-nemico che ogni crisi migratoria già porta in sé allo stato latente. La minaccia di aprire o allargare un flusso funziona non solo perché lo stato bersaglio teme il numero assoluto di arrivi e quindi un rischio connesso all'ordine sociale ed economico, ma soprattutto perché teme l'effetto di quel flusso sulla propria coesione interna, sui conflitti già presenti, sull’opinione pubblica, sulle ricadute a livello internazionale, e ciò funziona anche dove si è in presenza di regimi autoritari. Il migrante diventa, suo malgrado, oltre che vittima, un vettore di destabilizzazione. Le armi di migrazione di massa sono strutturali alla presenza di confini.

La coercizione funziona tramite l'anticipazione razionale del costo, non con l'esercizio diretto della forza. Chi minaccia non ha bisogno di dare corso alla minaccia, se il bersaglio capisce, dopo averlo calcolato, che il costo della resistenza supera quello della resa. Quando la Greenhill, infatti, dice che la concessione, a determinate condizioni, "risulta sempre preferibile", non sta enunciando una massima normativa ma descrivendo l'esito di un calcolo razionale costi-benefici, nel caso in cui dovesse verificarsi quella crisi. È un'analisi basata sul realismo dell'esistente e delle conseguenze, non sull'idealismo di ciò che sarebbe giusto fare.

Poi, c'è l'accenno ad un aspetto fondamentale che è quello del cambio di ruolo tra pro e anti-immgrazione a secondo del bersaglio, o dello stato di destinazione. Nel libro questo aspetto la Greenhill lo precisa dettagliatamente ed è riferito non solo agli stati, che si scambiano di ruolo a secondo della crisi, ma anche alla tendenza politica che è al potere al momento del verificarsi della coercizione, cosa a cui stiamo assistendo anche in questi giorni con il conflitto tra la Spagna progressista di Sanchez e l'Italia di destra della Meloni. La destra e la sinistra nel momento in cui sono al potere e sono destinatari della coercizione, oppure, al contrario, quando ne sono generatori, opportunisti o provocatori, hanno una reazione molto simile riguardo alla gestione della propaganda e della polarizzazione. Anche quando la reazione è apparentemente opposta, è praticamente speculare. E vale sempre e comunque il “Cicero pro domo sua”.


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