ANTICAPITALISMO E AUTORITARISMO
Il presunto anticapitalismo (anche nella sua variante antiliberale), soprattutto quello italico, ma non solo quello, vive da sempre all'ombra di grandi protettori interni e internazionali, tranne eccezioni assai minoritarie che ne hanno pagato spesso le conseguenze, facendo una scelta scomoda: quella della critica dura ai grandi monopoli e al grande capitale privato e statale, a prescindere dai posizionamenti e dagli opportunismi geopolitici. Tali espressioni sono state sempre emarginate, se non eliminate o criminalizzate, oppure sono state indotte a perdere completamente il senso della realtà.
Storicamente, gran parte dell'anticapitalismo o dell'antiliberalismo occidentale ha trovato una sponda logistica, economica o ideologica. Durante la Guerra Fredda, molti partiti e movimenti si muovevano sotto l'ombrello politico e, spesso, anche sotto quello finanziario dell'Unione Sovietica. La critica al capitalismo nostrano era spesso subordinata o modulata in base agli interessi di politica estera di Mosca.
Oggi, assistiamo a forme di antiliberalismo di diversa tendenza politica che guardano con indulgenza o fascinazione verso modelli autoritari e oligarchici o a capitalismi di Stato, scambiando il multipolarismo geopolitico per una forma di liberazione, quando si tratta semplicemente di un cambio di padrone. D’altra parte, il capitalismo occidentale e le democrazie liberali hanno una straordinaria capacità di assorbire la critica per autolegittimarsi.
Il dissenso "protetto" perde la sua purezza e la sua efficacia. Smette di essere una minaccia al grande capitale globale e diventa una pedina di una partita a scacchi: per il sistema di potere occidentale è una valvola di sicurezza per far sfogare il dissenso; per i sistemi autocratici è una leva geopolitica per destabilizzare il rivale. Chi ci rimette, alla fine, è la coerenza della critica sociale.
Chi invece sceglie la strada della critica radicale all'autoritarismo, ai monopoli, al grande capitale privato e al capitalismo di Stato, senza fare sconti a nessuno, si ritrova inevitabilmente isolato. Questo terzo spazio, che rifiuta la logica del "meno peggio" o del "nemico del mio nemico è mio amico", vive disperso in mille rivoli e in solitudine, nel tentativo di abbozzare una nuova visione del mondo, con tutti i limiti che questo isolamento comporta.
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