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mercoledì 17 giugno 2026

LA RIVOLTA DI PRAGA DEL GIUGNO 1848


LA RIVOLTA DI PRAGA DEL GIUGNO 1848

Nella primavera del 1848 un vento di rivolta travolse l'Impero asburgico dalla Galizia all'Ungheria, da Vienna alle città boeme. Quando a marzo le notizie delle barricate parigine giunsero a Praga, i gruppi cechi dell'opposizione - liberali, democratici radicali, nazionalisti - si attivarono immediatamente. L'11 marzo 1848 un'assemblea pubblica, frequentata soprattutto da giovani dei ceti medi, redasse una petizione all'imperatore chiedendo riforme costituzionali. Fu il primo atto di una mobilitazione destinata a crescere nei mesi successivi. Una delle tappe centrali della Primavera dei popoli nell'Impero austriaco.

Il 2 giugno vennero aperti a Praga i lavori del Congresso Slavo, convocato dallo storico František Palacký con l'obiettivo di coordinare le rivendicazioni autonomistiche dei popoli slavi dell'Impero. Vi parteciparono più di trecento delegati. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la linea maggioritaria del congresso non fu il "panslavismo" guidato dalla Russia (lo zarismo era visto con ostilità), bensì l'austroslavismo. L'obiettivo non era distruggere l'Impero austriaco, ma trasformarlo in una federazione di popoli uguali, dove gli slavi avessero pari dignità e autonomia rispetto a tedeschi e ungheresi.

Era un austroslavismo pragmatico, non rivoluzionario, che tuttavia conviveva con tendenze assai più radicali, soprattutto tra gli studenti. Tra i delegati stranieri presenti a Praga in quelle settimane c'era anche Michail Bakunin, che avrebbe in seguito ricordato quei giorni come una delle esperienze formative del suo percorso rivoluzionario.

Nel frattempo il feldmaresciallo Alfred von Windischgrätz, comandante supremo delle truppe imperiali in Boemia, aveva già fatto capire inequivocabilmente quali erano le sue intenzioni. Uomo di convinzioni assolutiste, sprezzante, riluttante a ogni concessione al movimento popolare, aveva risposto alla crescente tensione cittadina con dimostrazioni di forza: le tensioni si avviarono rapidamente verso il punto di rottura.

L'11 giugno gli studenti decisero di inviare una delegazione al feldmaresciallo, chiedendogli di alleggerire la pressione militare sulla città. Windischgrätz rifiutò senza trattare. La sera stessa un'assemblea deliberò di organizzare per il giorno successivo una grande manifestazione pubblica - una "messa fraterna" all'aperto al Mercato dei Cavalli, l'odierna piazza San Venceslao. Il congresso non riuscì a produrre un documento finale strutturato, proprio perché i lavori vennero bruscamente interrotti il 12 giugno 1848.

Quel giorno era il Lunedì di Pentecoste. Le truppe erano già in stato di allerta dalla notte. La messa slava si svolse regolarmente, con la partecipazione di un numero considerevole di cittadini, studenti, operai e artigiani. Dopodiché i partecipanti non si dispersero, ma si misero in corteo attraverso la città. Il corteo fu bloccato dall'esercito: i soldati avanzarono con le baionette inastate e attaccarono la folla. Ci furono i primi feriti e i primi morti. Fu la scintilla. Scoppiò l’insurrezione. In poche ore vennero erette barricate in tutta Praga. Proprio quel giorno, mentre osservava i combattimenti da una finestra, la moglie del generale fu uccisa da un proiettile vagante. L'episodio ebbe l’effetto di cancellare in Windischgrätz ogni residua esitazione.

I giorni successivi videro alternarsi combattimenti e tentativi di mediazione. Il 13 giugno si aprirono trattative - a cui Palacký e altri moderati parteciparono - che si trascinarono fino al 14 senza approdare a nulla. Gli insorti - studenti, artigiani, operai delle manifatture, lavoratori delle ferrovie e delle costruzioni, sostenuti dai democratici radicali - non disponevano né di un piano coordinato né di una direzione centrale. Resistevano barricata per barricata, quartiere per quartiere, con un coraggio inversamente proporzionale alle loro capacità militari. Il 17 giugno ogni resistenza fu spezzata. Windischgrätz proclamò lo stato d'assedio su Praga - che sarebbe rimasto in vigore fino al 1853 - e il Congresso Slavo fu sciolto con la forza.

Il bilancio di morti e feriti fu contenuto nei numeri ma pesante nel significato. Quello politico fu assai più grave. La prima insurrezione popolare del Quarantotto a essere repressa e sconfitta segnò l'inizio della riscossa dell'ordine imperiale. Pochi mesi dopo Windischgrätz avrebbe bombardato Vienna, poi marciato sull'Ungheria. La "tempesta di Pentecoste" praghese fu il primo atto di una lunga controrivoluzione.

La rivolta praghese non si può definire specificatamente "operaia". È una semplificazione che coglie una componente reale - il peso della manodopera manifatturiera e artigianale tra gli insorti - ma la dimensione nazionale fu oltremodo centrale, e la distingue nettamente dalle giornate di giugno a Parigi, quasi contemporanee, che furono invece caratterizzate da pura conflittualità di classe. A Praga si combatté per l'autonomia nazionale e per le riforme costituzionali tanto quanto per le condizioni di vita dei lavoratori. Erano istanze difficili da tenere insieme, e quella difficoltà fu anche una delle ragioni della sconfitta.

Comunque, nonostante il fallimento e la brevità della rivolta, il Congresso di Praga del 1848 fissò per la prima volta l'idea dell'identità politica slava in Europa. Accanto all'austroslavismo di Palacký trovarono posto, però, tendenze panslaviste di segno molto diverso, orientate verso San Pietroburgo e verso l'idea di una tutela russa sui popoli slavi. Bakunin stesso, sosteneva un panslavismo di segno rivoluzionario e antizarista, incompatibile con quello russo-imperiale ma ugualmente distante dall'austroslavismo. Il Congresso non risolse questa tensione, che avrebbe percorso l'intera storia successiva dell'Europa centro-orientale - la aggirò temporaneamente con una generica solidarietà.

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