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lunedì 27 luglio 2026

BARTOLOMEO VANZETTI DI FRONTE ALLA CONDANNA A MORTE


«Sto soffrendo perché sono un anarchico, e in effetti io sono un anarchico; ho sofferto perché sono un italiano, e in effetti io sono un italiano; ho sofferto di più per la famiglia e i miei cari che per me stesso; ma sono tanto convinto di essere nel giusto che se voi aveste il potere di ammazzarmi due volte, e per due volte, io potessi rinascere, vivrei di nuovo per fare esattamente ciò che ho fatto finora.»

Bartolomeo Vanzetti, al momento della notizia della sentenza di morte.

Vanzetti individua con precisione le vere ragioni del processo a carico suo e di Nicola Sacco per la rapina di Braintree: il pregiudizio ideologico e quello xenofobo. Nell'America degli anni '20 (il periodo della cosiddetta Red Scare, la paura del bolscevismo e del radicalismo politico), dichiararsi anarchici significava essere automaticamente considerati nemici dello Stato e criminali.

In quel contesto storico, l'immigrato italiano era spesso vittima di un forte razzismo sistemico, stereotipato come sovversivo, violento o indesiderato. Vanzetti non nega queste due identità per salvarsi la vita; al contrario, le rivendica («e in effetti io lo sono»), smascherando il fatto che la giuria non stava giudicando le prove di un reato comune, ma la sua identità politica ed etnica.

​«Ho sofferto di più per la famiglia e i miei cari che per me stesso»

​In queste parole emerge la statura morale e l'umanità del personaggio. La sofferenza fisica e psicologica della prigionia e la prospettiva della sedia elettrica sfumano di fronte al dolore arrecato agli affetti. Non c'è traccia di fanatismo cieco o di odio, ma un profondo sentimento di empatia verso chi resta.

​«Se voi aveste il potere di ammazzarmi due volte, e per due volte, io potessi rinascere, vivrei di nuovo per fare esattamente ciò che ho fatto finora.»

​È la dichiarazione di chi è consapevole della propria innocenza rispetto al crimine di sangue contestato, ma anche della propria fedeltà incrollabile ai propri ideali di giustizia sociale. Di fronte all'inviolabilità della propria coscienza, perfino la minaccia della morte perde qualsiasi potere coercitivo.

La condanna e l'esecuzione sulla sedia elettrica (avvenuta il 23 agosto 1927) suscitarono indignazione e proteste in tutto il mondo. Solo 50 anni dopo, nel 1977, il governatore del Massachusetts Michael Dukakis proclamò la riabilitazione ufficiale di Sacco e Vanzetti, riconoscendo che il processo era stato condotto con profondi pregiudizi e senza prove schiaccianti.

​Questa dichiarazione rimane un monito eterno contro la giustizia di parte, l'errore giudiziario, l'uso della legge come strumento di persecuzione politica e la discriminazione verso le minoranze.



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