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giovedรฌ 22 ottobre 2026

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 La tendenza di una parte della cultura politica occidentale a interpretare l’islamismo radicale quasi esclusivamente come una reazione all’imperialismo, al colonialismo e alle politiche dell’Occidente finisce talvolta per negargli un’autonoma responsabilitร  storica, politica e morale.

รˆ un paradosso: nel tentativo di superare una visione eurocentrica della storia, si finisce per riprodurne un’altra, nella quale l’Occidente continua a essere il protagonista assoluto, persino quando si tratta delle azioni dei suoi nemici.

Il colonialismo europeo ha prodotto violenze, gerarchie razziali, sfruttamento e conseguenze che persistono. Sarebbe storicamente insensato negarlo. Ma altra cosa รจ trasformarlo nella causa pressochรฉ esclusiva delle violenze contemporanee.

Quando ogni manifestazione dell’islamismo viene ricondotta all’oppressione occidentale, si produce un’asimmetria morale: l’Occidente viene giudicato per ciรฒ che fa, mentre i suoi avversari vengono spiegati attraverso ciรฒ che hanno subito.

Si finisce cosรฌ per attribuire ai movimenti islamisti una sorta di irresponsabilitร  storica, come se fossero incapaci di elaborare autonomamente ideologie, strategie e progetti di dominio. รˆ una forma paradossale di paternalismo. Organizzazioni come Hamas, Hezbollah, Al-Qaeda e lo Stato Islamico non sono semplicemente aggregazioni spontanee di individui impoveriti e radicalizzati. 

Pur essendo molto diverse tra loro, hanno sviluppato, in misura variabile: Apparati militari e di intelligence. Reti finanziarie e organizzative transnazionali. Sistemi di propaganda e comunicazione tecnologicamente sofisticati. Strutture educative, religiose e assistenziali utilizzate anche per costruire consenso.

Meccanismi di sorveglianza, intimidazione e controllo sociale. Dirigenti ed รฉlites con un’elevata formazione culturale, tecnica o religiosa.

L’immagine del fanatico ignorante, incapace di comprendere la modernitร , รจ profondamente fuorviante. L’islamismo radicale non รจ necessariamente il rifiuto della modernitร  tecnologica: spesso รจ l’impiego della modernitร  tecnologica al servizio di un progetto politico e religioso autoritario. Naturalmente, sarebbe eccessivo sostenere che questi apparati siano complessivamente superiori a quelli degli Stati occidentali.

L’islamismo politico, nel significato moderno del termine, nasce soprattutto tra Ottocento e Novecento. I Fratelli Musulmani vengono fondati nel 1928, mentre il jihadismo contemporaneo si sviluppa successivamente. Non si puรฒ quindi attribuire all’islamismo moderno una storia criminale di molti secoli.

Esiste perรฒ una storia assai piรน lunga di imperi, conquiste, schiavitรน, discriminazioni religiose e persecuzioni nel mondo islamico, come del resto in altre grandi civiltร  e tradizioni imperiali. Questa storia non puรฒ essere cancellata nรฉ ridotta a una conseguenza dell’espansionismo europeo.

Bisogna tuttavia evitare di confondere l’islamismo politico contemporaneo con l’Islam come religione, o con la storia complessiva delle societร  musulmane, attraversate anche da importanti tradizioni filosofiche, scientifiche, pluralistiche e riformatrici.

L’Occidente non ha prodotto soltanto colonialismo, imperialismo e sistemi di dominio. Ha prodotto anche una straordinaria tradizione di autocritica: Illuminismo, costituzionalismo, diritti individuali, movimenti operai, femminismo, pensiero libertario, critica all’autoritarismo e all’imperialismo.

Molte delle categorie con cui oggi viene contestato l’Occidente sono nate o si sono sviluppate proprio al suo interno. Questo non significa che l’autocritica sia un’esclusiva occidentale. Anche nelle societร  musulmane esistono importanti tradizioni di dissenso, secolarismo, emancipazione femminile e opposizione al fondamentalismo.

La differenza รจ che in numerosi regimi autoritari questi movimenti vengono perseguitati, incarcerati o repressi violentemente. Basti pensare alle donne iraniane che sfidano la Repubblica islamica, agli intellettuali perseguitati per apostasia o blasfemia, agli oppositori dei talebani e ai musulmani liberali costretti all’esilio.

Il rischio di un certo antioccidentalismo รจ proprio quello di rendere invisibili queste persone, perchรฉ non rientrano nella rappresentazione ideologica del mondo diviso tra oppressori occidentali e oppressi non occidentali.

Se un movimento islamista compie un massacro, impone una teocrazia, perseguita le donne o elimina gli oppositori, il contesto storico puรฒ contribuire a spiegare perchรฉ sia nato e come abbia acquisito potere. Ma non puรฒ esaurire il giudizio sulla sua responsabilitร . Spiegare non significa giustificare. E soprattutto, riconoscere le responsabilitร  dell’Occidente non comporta l’obbligo di attenuare quelle dei suoi avversari.

C’รจ una contraddizione profonda nel riconoscere piena autonomia politica e morale soltanto agli occidentali, considerando invece gli altri popoli e movimenti come semplici prodotti delle azioni occidentali. Si pretende di combattere l’eurocentrismo, ma si continua a pensare che tutto ruoti intorno all’Europa e all’America.

E c’รจ un’ulteriore conseguenza: quando si identifica un intero popolo con il movimento politico o religioso che pretende di rappresentarlo, si finisce per negare la libertร  degli individui che vi appartengono. I palestinesi non sono Hamas. Gli iraniani non sono la Repubblica islamica. Gli afghani non sono i talebani. Anzi, spesso le prime vittime dell’islamismo autoritario sono proprio le popolazioni musulmane sulle quali esso esercita il proprio potere.

L’errore di una parte dell’antioccidentalismo contemporaneo non consiste nel criticare troppo l’Occidente, ma nel criticare troppo poco le altre forme di dominio. Un pensiero autenticamente universalista e libertario dovrebbe applicare gli stessi criteri a tutti: il rifiuto dell’oppressione, della violenza contro i civili, della subordinazione delle donne, della repressione del dissenso e dell’imposizione religiosa.

Senza concedere attenuanti morali a un potere soltanto perchรฉ si proclama nemico di un altro potere. Altrimenti l’antimperialismo smette di essere una critica del dominio e diventa semplicemente la scelta di quale dominio considerare tollerabile.

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