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martedì 20 ottobre 2026

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Essere nonviolenti non significa rinunciare al diritto di difendersi, nΓ© chiedere agli altri di subire passivamente la sopraffazione. La nonviolenza Γ¨ prima di tutto il rifiuto della violenza come strumento di dominio, non necessariamente il rifiuto di ogni forza necessaria a contrastarlo. La pace non Γ¨ un valore autentico quando viene ottenuta al prezzo della libertΓ  e della dignitΓ  degli oppressi. La nonviolenza non Γ¨ codardia.

Pretendere che gli aggrediti rinuncino a difendersi, senza garantire loro una protezione effettiva, puΓ² trasformare un principio apparentemente pacifista in una forma di acquiescenza verso il piΓΉ forte. Essere nonviolenti significa riconoscere che la nonviolenza, quando Γ¨ fondata sulla responsabilitΓ  etica anzichΓ© su un dogma, deve confrontarsi anche con il dovere di proteggere chi subisce la violenza.

Alex Langer, per esempio, non concepiva la pace semplicemente come assenza di guerra. La collegava alla convivenza, alla tutela delle minoranze, al riconoscimento reciproco e alla possibilitΓ  di vivere senza essere assoggettati al potere altrui. Il suo pensiero rappresenta uno dei tentativi piΓΉ interessanti di conciliare la nonviolenza come principio etico con la responsabilitΓ  concreta di fronte all'aggressione e alla sopraffazione.

È soprattutto nella sua riflessione sulle guerre jugoslave, e in particolare sulla Bosnia, che questa tensione emerge con drammatica chiarezza.

Nel 1993, in un articolo intitolato “È giusto intervenire militarmente?", Alex Langer sosteneva la necessitΓ  di un impiego limitato della forza internazionale, sotto mandato ONU, per impedire i bombardamenti, neutralizzare le armi pesanti e garantire gli aiuti umanitari. 

Nel maggio 1995, dopo il massacro di Tuzla, la sua posizione diventΓ² ancora piΓΉ esplicita: chiedeva un intervento internazionale capace di fermare l'aggressione e proteggere concretamente i civili. Infine, nel suo celebre scritto “L'Europa muore o rinasce a Sarajevo”, del giugno 1995, affermΓ²:

«Basta con la neutralitΓ  tra aggrediti ed aggressori». 

Tuttavia, Langer andava oltre: per lui l'intervento armato non doveva sostituire la politica, ma creare le condizioni perchΓ© tornassero possibili il dialogo, la convivenza e la soluzione pacifica dei conflitti.

Questa Γ¨, a mio avviso, la parte piΓΉ interessante del suo insegnamento: non fare della nonviolenza un'identitΓ  ideologica da preservare a qualsiasi costo, ma un'etica della responsabilitΓ  da mettere continuamente alla prova della realtΓ .

E soprattutto non pretendere che siano le vittime a pagare il prezzo della coerenza morale di chi, al sicuro, predica la rinuncia alla forza.

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